IL NEOLIBERISMO SCAMBIATO PER RIFORMISMO CAPITALISTA

È sempre più insistente la sensazione che la politica sia morta, ridotta a (mala) amministrazione dell’esistente.
Sono tante le possibili ragioni: la deprimente ripetitività delle cronache; la desolante modestia dei politicanti; l’assenza, soprattutto, di prospettive di là dalla dittatura dei mercati, dallo stillicidio degli attentati e delle stragi di migranti e, chez nous, dal dilagante malaffare, dalla cronica indigenza delle finanze pubbliche e dall’inesorabile immiserimento del mondo del lavoro.
Naturalmente «morte della politica» non è che uno slogan.
Eppure questa formula suggestiva contiene una verità interna sulla quale vale la pena di ragionare.
Partiamo dal dato più vistoso.
Da decenni ormai nel cuore del mondo capitalistico la sinistra ha abbandonato le classi lavoratrici, spingendole alla protesta qualunquistica o tra le braccia delle destre nazionaliste e xenofobe.
Oggi questo processo è persino plateale.
I democratici americani non trovano di meglio che un’indomita paladina del potere finanziario.
I socialisti francesi mettono un paese a ferro e fuoco pur di cancellare i diritti del lavoro dipendente.
I laburisti inglesi si industriano per sbarazzarsi del loro unico dirigente radicale e il nostro Pd, votato ormai soltanto dalla buona borghesia delle città, non fa che studiare il modo per blindare il sistema pur di regalare ricchezza e potere alle oligarchie.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Milioni di americani poveri voteranno un miliardario invasato e irresponsabile.
Milioni di operai francesi si riconoscono nella Le Pen.
Milioni di proletari inglesi hanno dato retta a Farage e Johnson.
Milioni di italiani prendono sul serio addirittura Salvini e Di Maio.
Definire questo fenomeno diffusione dei populismi è solo un modo per tranquillizzarsi, descrivendo le destre come banche cattive zeppe di spazzatura.
Ma quando si giudica senza capire, il giudizio è per forza viziato.
C’è una domanda che bisognerebbe porsi prima di precipitarsi a dare i voti, una domanda di ordine storico, che chiama fatalmente in causa le culture politiche dei gruppi dirigenti di quella che in tempi ormai lontani fu, almeno in Europa, una sinistra sociale di massa.
Perché questa metamorfosi delle sinistre socialiste? Perché, soprattutto, in concomitanza dello sfondamento neoliberale che in Europa si verifica dagli anni Ottanta e che aggredisce la sovranità democratica dei corpi sociali, riduce al minimo diritti e redditi del lavoro salariato, impone politiche economiche incentrate sul dominio degli oligopoli [...]

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