La terra trema al confine Iraq-Iran, oltre 213 morti e migliaia i feriti

Roma, 13 nov.
(askanews) – E’ salito ad oltre 300 morti il bilancio ancora parziale del terremoto di magnitudo 7,3 sulla scala Richter che ha colpito ieri sera il Nord-Est dell’Iraq e le regioni frontaliere di Iran e Turchia.
Circa 2500 sono invece le persone ferite.
Fino a questo momento solo l’Iran ha fornito un bilancio ufficiale, sebbene provvisorio, mentre le autorità provinciali irachene hanno dato conto di appena sei vittime.
Secondo l’Istituto geologico americano, la scossa è stata registrata a una profondità di 25 chilometri, a una trentina di chilometri a Sud-Ovest della città di Halabja, in una zona montuosa della provincia irachena di Suleimaniyeh.
Il sisma è stato avvertito alle 20:18, ora italiana, ed è stato chiaramente sentito anche in Turchia, Paese in cui – almeno al momento – non si registrano né danni né vittime.
Le autorità della provincia di Suleimaniyeh, nel Kurdistan iracheno, hanno riferito di appena sei vittime.
Ma il bilancio in questa provincia, epicentro del sisma, è del tutto provvisorio.
La scossa è stata avvertita per una ventina di secondi anche a Baghdad, mentre in altre province del Paese ha avuto una durata più prolungata.
Secondo l’Usgs, la scossa è stata seguita da un centinaio di repliche, con magnitudo massima di 4,7 Richter.
Nell’aprile del 2013 la Repubblica islamica d’Iran fu colpita da due terribili scosse, a distanza di sei giorni l’una dall’altra, la prima di magnitudo 6,4, la seconda di 7,7, la più alta mai registrata nel Paese dal 1957.
I due terremoti fecero una quarantina di morti, un numero esiguo se paragonato alle oltre 40.000 vittime (e i 300.000 feriti) del terremoto di magnitudo 7,4 verificatosi nel Paese nel giugno del 1990.

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