Palmieri (Sant'Egidio): sgomberati Camping River senza soluzioni

Roma, 26 lug.
(askanews) - Lo sgombero del campo Rom Camping River a Roma sta provocando molte polemiche; ne parliamo con Sandro Palmieri, che si trova nell'accampamento per la Comunità Sant'Egidio.
"Già da quanto il mese scorso il Comune ha cominciato a riprendersi i container, qualcuno ha iniziato ad abbandonare il campo; chi aveva un parente ha trovato ospitalità.
Credo che al momento ci siano 250/300 persone di cui la metà sono minori" dice Palmieri.
Ma per queste persone c'è una situazione abitativa alternativa? "No: il piano prevedeva la possibilità di affittare sul libero mercato con un contributo.
E' stato molto difficile se non impossibile, perchè il proprietario vuole delle garanzie, e nessuno è riuscito ad affittarsi un immobile.
Il Comune ora sta proponendo soluzioni emergenziali, con la divisione del nucleo familiare, la mamma e i bambini da una parte e il marito dall'altra, oppure solo la mamma con i bambini.
Soluzioni adeguate al momento non ci sono".
"Con la Comunità di Sant'Egidio abbiamo un rapporto di amicizia con queste famiglie che sosteniamo per la scolarizzazione, i documenti, il lavoro" prosegue Palmieri.
"Penso che il problema fosse dare un segnale di fermezza con la chiusura del campo nonostante non ci fosse un piano reale alternativo".
"Noi non siamo per i campi nomadi, non pensiamo che sia la soluzione ma per avviare un processo di fuoriuscita serve del tempo, una soluzione adeguata e una forma di sostegno perché poi l'affitto deve essere pagato" chiarisce Palmieri.
Ma quanti di questi bambini sono scolarizzati? "La scolarizzazione in realtà è abbastanza buona, c'è stata anche una lettera di protesta firmata dagli insegnanti del quartiere perchè tutto questo lavoro di integrazione scolastica non andasse perduto.
Come ricordavo prima sono famiglie con una percentuale di bambini molto alta, e con un forte desiderio di integrazione: le famiglie rom non vogliono rimanere nei campi, i ragazzi vogliono trovare un lavoro e sposarsi.
Sono ragazzi come tutti, ma bisogna dare loro una possibilità reale".

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