Parigi: il nuovo corso di Saint Laurent con Anthony Vaccarello

Martedi 27 settembre, primo giorno di Paris Fashion Week in scena con le collezioni per la Primavera/Estate 2017.
Sul finire della giornata sfila Saint Laurent.
In un cantiere a cielo aperto nel centro della Ville Lumière, sorretto da una gru con i colori della bandiera francese e sospeso in mezzo al tramonto c'è il logo YSL che, in versione neon gigante, dà il benvenuto agli ospiti e lascia presagire un ritorno, quello della leggendaria Y, depennata nel 2012 dal nome del brand per sancire un taglio con il passato.
In front row, su cubi specchiati o in cemento, c’è un parterre de rois formato dall'icona di stile Jane Birkin e dalle sue figlie Charlotte Gainsbourg e Lou Doillon, al fianco di Pierre Bergè, compagno di vita di Yves Saint Laurent.
Così Anthony Vaccarello - classe 1982, origini italo-belghe - taglia il nastro della sua nuova carriera da direttore creativo per Saint Laurent.
Al centro della scena la sensualità, accompagnata da richiami Eighties e da tutto il gruppo di top-model, da sempre muse del nuovo timoniere della casa di moda.
Tra queste Anja Rubik, Freja Beha Erichsen, Karmen Pedaru, e Luca Gajdus.
In passerella si scruta una lieve inversione di rotta rispetto alla direzione precedente, quella di Hedi Slimane da cui il nuovo numero uno prende le distanze, ma non troppo.
Del suo stile mantiene integro l'appeal rock e seducente, ma se ne distacca per l’iperbolica esaltazione di una femminilità sofisticata.
Non per questo Vaccarello tradisce i codici del brand.
Anzi, lui scava negli archivi, quelli più autentici della maison che ripercorrono in particolare il lontano anno 1982.
E li rivisita in chiave contemporanea.
Lo show apre i battenti con un micro abito in pelle stretto in vita da una cintura en pendant con maniche a palloncino e un seducente scollo a cuore.
C’è un trionfo di abiti e gonne mini che scoprono le gambe senza tabù.
Su questo palco, di certo, non c’è spazio per mistero alcuno né per nessuna forma di inibizione.
Davvero poco è lasciato all’immaginazione.
Tutto è disinibito, emancipato, senza veli, sfacciatamente sexy.
Imperano le trasparenze, quelle vere senza filtri, gli abiti monospalla, i party-dress, le stampe aggressive e animalier, i pizzi graffianti a intarsio.
La pelle nera e l’anima dark.
Le scollature asimmetriche e profonde.
Il nude-look.
I seni sono quasi sempre in primo piano, nudi.
E poi ci sono gli orecchini, lucenti, di cristallo o in metallo, purché lunghi fino alle spalle.
Ogni tanto fa il suo ingresso qualche giacca smoking androgina, senza una [...]

Leggi tutto l'articolo