Pensioni, età e ricchezza: la lotta di classe diventa anagrafica

La longevità e l'insostenibilità del sistema pensionistico retributivo Tempo fa il presidente dell’Inps Tito Boeri ha sostenuto che avere una pensione alta dopo aver versato pochi contributi non è un diritto acquisito.
Parole sante.
La stampa, dopo la pessima sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco dell’indicizzazione delle pensioni sopra un certo livello, ha dedicato pagine e pagine al sussidio che i contribuenti danno ai pensionati retributivi (46 miliardi all’anno, una bella somma che potrebbe d’emblée risanare il bilancio pubblico).
L'Italia è il paese più longevo dell'Unione Europea con la maggiore percentuale (5,5) di ultraottantenni.
Secondo le proiezioni pubblicate da Eurostat, il nostro paese arriverà nel 2060 al 14,9%.
La speranza di vita in Italia è tra le più alte del mondo: 84,8 per le donne, 79,4 per gli uomini.
Un aspetto sottovalutato del sistema retributivo è la totale irrilevanza – ai fini del calcolo della pensione - della longevità della popolazione.
Un conto è pagare la pensione per 20 anni.
Un conto per 40.
Viceversa, nel sistema contributivo si sommano i contributi versati alla rivalutazione (stabilita con una capitalizzazione annuale degli interessi basata sulla crescita media del Pil dei 5 anni precedenti), e poi il montante derivante da contributi+interessi lo si moltiplica per il coefficiente di trasformazione.
E’ pertanto determinante l’età del pensionando in quanto maggiore è l’età, minore sarà il periodo presumibile di erogazione e, a parità di montante, la pensione sarà più elevata.
Come si può vedere nel sito dell’Inps, nel corso degli anni, con il fantastico aumento della durata media della vita dell’italiano – ultimi 30 anni un anno guadagnato di sopravvivenza ogni 3 – il coefficiente di trasformazione si è abbassato.
I coefficienti sono stati introdotti dal 1° Gennaio 2013 sulla base della speranza della vita media e saranno validi fino al termine del 2015.
Saranno aggiornati nel 2016, 2019 e poi ogni 2 anni.
fonte: ISTAT Per fare un esempio concreto, per la classe di età 65, siamo passati dal 6.136% del 1996 al 5,435% del 2013.
In soli tre anni, a parità di montante contributivo pari a 300 mila euro, la pensione annua è scesa da 18.408 euro lordi l’anno a 16.305 euro.
La pensione è calata nel periodo [...]

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