Canestrato

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La scheda: Canestrato

Tipologia: Formaggio a pasta dura, semicotta. Finito Brevi cenni storici: il tipico formaggio canestrato detto anche "vacchino" viene citato in contratti di gabella sin dai 1400 come uno dei prodotti da consegnare annualmente al gabellotto come prezzo del Iatifondo. Anche questo formaggio compare nel 1407 nel calmiere dei latticini come "tumazza". Il Trasselli lo riscontra ancora in un calmiere del 1412 alla voce "cacio vacchino" da vendere ad una quotazione inferiore "4 vs 5 grani di rotolo" rispetto al caciocavallo palermitano. Viene ancora citato nella dieta delle monache del monastero di San Castrenze dal 1562. Riferimenti storici: - Omero: "Odissea" (Iibro 90), X-IX sec. a. C., Onorato Castellino - Vincenzo Peloso, Officine Grafiche 1950. - Virgilio, "Bucoliche e Georgiche" (Egloga V e libro 3°), 37-30 a. C, Lorenzo Giudice, 1954. - Notaio Guglielmo Mazzapiedi, 5 novembre XIV secolo, ind. 1421, archivio i Stato di Palermo, Vol. 839, f. 103. - Notaio Luca Cuccia, 25 agosto XIV secolo, ind. 1601, archivio di Stato di Palermo, V. st. vol. 1022, f. 485 V archivio comunale di Palermo, vol. 22 n. 44, Calmiere dei latticini - 5 dicembre 1407. - Archivio comunale di Palermo, vol, 23 n. 2, Calmiere imposto dai giurati e probiviri per la vendita al minuto nei mercati, 21 marzo 1412. - Carmelo Trasselli: "Calmiere dei viveri al minuto a Palermo", 1412-1440 da archivio comunale di Palermo. - Campisi Carmelo "Pecore e pecorino delia Sicilia", Francesco Battiato Editore, Catania, 1933. - Archivio arcivescovile di Monreale, Pitazzi e Visita del Monastero di Corleone, vol. 6, 1578. - Carmelo Trasselli: "Alcuni calmieri palermitani del '400", estratto da: Economia e storta, rivista italiana di storia economia sociale, anno 1968, fasc. 3. - Rilievo dell'università di Mezzojuso (appendice n. 5) Citato in Ignazio Gattuso, "Economia e società in un comune rurale della Sicilia, secolo XVI-XIX". Tumminelli Editore - Palermo. - Archivio delle collegiate di Monreale, vol. S.C.A. 1 bis. - Vizzardi-Maffeis "Formaggi italiani", Edizioni Agricole, Bologna,1990. - Istituto nazionale sociologia rurale: "Atlante dei prodotti tipici: "I formaggi", Franco Angeli, Milano,1990. - CNR: "I prodotti caseari del Mezzogiorno", 1992. - Ministero agricoltura e foreste: "I formaggi DOC italiani" edito da UNALAT in collaborazione con I'INSOR, Franco Angeli, Milano, 1992 Il Canestrato, o in siciliano Canistratu e più raramente Tumazzu o Picurinu, è un formaggio a pasta dura di latte vaccino misto a latte pecorino o anche caprino prodotto in tutta la Sicilia,dove assume anche nomi diversi legati a produzioni specifiche o locali d'eccellenza come ad esempio canestrato vacchino o canestrato dei Nebrodi.Il Canestrato rientra nell'elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf).In Italia il termine canestrato si riferisce anche a diversi altri formaggi che nell'ambito della loro produzione prevedono l'uso di un canestro di giunco come ad esempio il canestrato pugliese o il canestrato di Moliterno. Citazioni del canestrato si trovano in alcuni contratti di gabella siciliani risalenti al 1400. Troviamo testimonianza del 1407 nel calmiere dei latticini dove è citato come tumazza e in un calmiere del 1412 citato come cacio vacchino. Un'ulteriore riscontro si ha in una citazione nella dieta del 1562 delle monache del monastero di San Castrenze a Monreale (Palermo). La particolarità della mistura di latte del canestrato si fa risalire alla necessità dei mandriani di bovini di utilizzare il latte in eccesso delle pecore al seguito della mandria durante il periodo primaverile. Il termine canestrato fa riferimento ai canestri di giunco utilizzati per produrre e conservare il formaggio. Vengono però localmente utilizzati anche altri nomi, come tumazzu o primosale, che fanno riferimento al grado di stagionatura. Il canestrato ha una forma cilindrica con facce piane e talvolta concave, derivata dal canestro in cui viene prodotto. La crosta esterna è di colore bianco-giallognolo e su di essa sono evidenti i solchi lasciati dai giunchi che formano il canestro. Il canestrato è prodotto in forme che pesano tra i 4 ed i 14 chilogrammi.L'altezza dello scalzo varia dagli 8 ai 45 centimetri. Il sapore e il colore della pasta dipendono dalla stagionatura del canestrato. Il Canestrato fresco è molto morbido e ha un gusto dolce con un colore molto chiaro tendente al giallo paglierino. Il Canestrato stagionato ha invece un sapore piccante e un profumo pungente, si presenta con una pasta più dura e compatta dal colore giallo più scuro tendente al marroncino. Si usa latte di vacca misto a latte intero crudo di pecora e (o in alternativa) di capra, microflora naturale e caglio in pasta di agnello o capretto. Il latte viene fatto coagulare in una tina di legno alla temperatura di 35° con caglio in pasta. La cagliata viene poi rotta e spurgata con le mani dopo essere stata adagiata sulle fascere, o in siciliano fascedde, nient'altro che i tradizionali canestri di giunco che danno al canestrato la sua tipica forma lasciando i solchi sui lati del formaggio. Nella seconda fase la cagliata viene cotta con la scotta calda a 80°. Le forme sono poi sistemate sul tavoliere di legno per la fase fase di spurgo e di acidificazione cui seguirà la salatura. Le forme destinate al consumo immediato, dopo la fase di spurgo e di acidificazione, non vengono salate. Queste forme sono chiamate tuma. Le forme da stagionare, invece, sono salate a secco per dieci giorni consecutivi e poi di nuovo, una volta alla settimana, per i successivi mesi necessari alla stagionatura. Il Canestrato ha tre tipi di stagionatura: da 8 a 10 giorni per il primosale, da 2 a 4 mesi per il secondosale (o semistagionato) e oltre i 4 mesi per lo stagionato. Il canestrato può prevedere o meno l'aggiunta di pepe nero in grani o peperoncino. La stagionatura avviene su ripiani di legno in locali freschi e ventilati. Talvolta avviene in cantine e grotte naturali con pareti geologicamente naturali.

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