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Emilio Fede

La scheda: Emilio Fede

Emilio Fede (Barcellona Pozzo di Gotto, 24 giugno 1931) è un giornalista e scrittore italiano, già direttore del TG1 (tra il 1981 e il 1982), di Studio Aperto (dal 1991 al 1993) e del TG4 (dal 1993 al 2012).



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EVENTI: Emilio Fede

Dal 2000 ha ideato e curato Sipario, il rotocalco rosa del Tg4, in onda tutti i giorni in coda al telegiornale di Retequattro: per primo introdusse le "meteorine", neologismo giornalistico per classificare le 'weather girls', annunciatrici del meteo di bella presenza senza una competenza specifica nel campo meteorologico.

Nel 2009 fu condannato in primo grado in sede civile per diffamazione contro Sergio D'Elia, deputato radicale ed ex membro di Prima Linea, per averlo definito "terrorista" e aver presentato al Tg4, nel 2006, un lungo servizio che il tribunale di Roma definì nella sentenza come «diffamatorio ( ) all'evidente fine di offrire ai telespettatori un'immagine negativa ( ) La notizia per esser vera deve essere completa, in modo da favorire la libera formazione delle opinioni del pubblico».

Il 25 febbraio 1998 ha condotto, in prima serata su Canale 5, il falso televisivo Indagine sulla canzone truccata, dove ha raccontato l'arresto (finto) di Iva Zanicchi.

Nel luglio del 2004 conduce il TG4 in diretta da Nassiriya per portare la sua solidarietà ai militari italiani colpiti dall'attentato del 12 novembre 2003.

Nel 2004, dopo la multa inflitta dall'Agcom per il mancato rispetto della par condicio nel suo telegiornale (elezioni europee), Fede, nell'edizione delle 18:55 del TG4 del 10 giugno 2004, andò in onda con una targhetta al collo sulla quale era riportato il contenuto della sentenza.

Nel 1993 lascia la direzione di Studio Aperto perché aveva già accettato l'anno prima la direzione del nuovo telegiornale di Rete 4, il TG4.

Tra il 1993 e il 1994 prese parte a una sorta di killeraggio televisivo contro Indro Montanelli, direttore del Giornale, contrario all'ingresso in politica di Berlusconi.

Dal 2008 sperimentò l'edizione notturna Sipario notte.

Dal 28 novembre 1997 e poi nel 1999 conduce su Retequattro il ciclo Le grandi interviste, interviste-ritratto di mezz'ora a personaggi come Clara Agnelli Nuvoletti, Massimo D'Alema, Umberto Bossi, Simona Ventura, Rosa Bossi Berlusconi, Pippo Baudo.

Dal 1976 fu per cinque anni conduttore del TG1 (il 28 febbraio del 1977 fu il conduttore della prima edizione a colori), dal 1981 lo diresse per due anni, sotto la sua direzione la testata trasmise la morte di Alfredino Rampi, a Vermicino.

Nel 2006, dopo un'altra multa di 250.

Il 6 gennaio 1994 aprì l'edizione serale del TG4 con un'editoriale in cui ne chiedeva le dimissioni, poiché non condivideva le strategie politiche dell'azienda, rincarando la dose in un'intervista a Il Giorno dal titolo Montanelli è un piccolo uomo.

Nel 1987 terminò il rapporto con la RAI, in seguito a un processo per gioco d'azzardo (finito con l'assoluzione) e, come lui stesso poi dichiarò, per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone RAI: il passaggio della direzione del Tg1 dal Partito Socialista Italiano (PSI), ultimo riferimento politico di Fede, alla Democrazia Cristiana, nell'ambito dei riequilibri politici e di potere relativi al nascituro Governo Fanfani VI.

Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews delle tre reti, poi di Studio Aperto che sarà il primo notiziario ad annunciare in diretta l'inizio dell'Operazione Desert Storm, durante la Guerra del Golfo, il 17 gennaio 1991, proprio nel giorno della sua prima messa in onda su Italia Studio Aperto sarà anche il primo telegiornale a informare sulla cattura dei due piloti italiani Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.

Nel 1964 sposò Diana De Feo, la figlia di Italo De Feo, allora vicepresidente della RAI.

Il 15 giugno 2017 il Tribunale di Milano ha condannato Emilio Fede con sentenza di primo grado a 2 anni e 3 mesi.

Tra il 2013 e il 2014 è stato direttore editoriale del quotidiano «La Discussione», organo della Democrazia Cristiana per le Autonomie.

Il 19 luglio 2013 Fede è condannato, assieme agli altri due imputati, dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici, con l'accusa di induzione alla prostituzione, favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, più all'interdizione da uffici di mezzi di informazione (incluso come pubblici uffici).

Nel 1983 e 1984 condusse la trasmissione di intrattenimento Test.

Il 9 aprile 2015 il Tribunale civile di Milano respinse la sua richiesta di risarcimento e gli impose di versare a Mediaset circa 10.

Il 22 settembre 2015 la Corte suprema di cassazione accoglie il suo ricorso e annulla la sentenza del "Ruby bis" a carico di Fede e Minetti, rinviando ad un nuovo processo d'appello, respingendo al contempo il ricorso della procura di Milano che voleva condanne più elevate.

Il 30 ottobre 2014 Mediaset gli comunica la rescissione unilaterale a partire dal giorno successivo del contratto, in scadenza a giugno.

Nel 2014 vennero pubblicate alcune conversazioni tra Fede ed il suo personal trainer, Gaetano Ferri, segretamente registrate da quest'ultimo, in cui l'ex giornalista rivela particolari importanti sui rapporti illeciti tra Berlusconi e la mafia siciliana, veicolati attraverso Marcello Dell'Utri, che operava come tramite dell'imprenditore.

Il 13 novembre 2014 la corte d'appello ha ridotto la pena a 4 anni e 10 mesi, con le accuse riqualificate nel solo favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne, mentre viene assolto dalle accuse di induzione alla prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, in quanto viene riconosciuto che, come Berlusconi, non era a conoscenza della minore età di Karima El Mahroug detta Ruby, Fede si dichiara innocente di tutte le accuse, afferma di non aver portato lui la ragazza marocchina ad Arcore, di non sapere chi fosse e che cosa facesse (Ruby stessa non ha mai ammesso di essere una prostituta).

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FOTO: Emilio Fede

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