Josip Broz Tito

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Josep Tito

La scheda: Josep Tito

Josip Broz (in cirillico: Јосип Броз, meglio noto come Tito (Тито), pronuncia: /jǒsib brôːs tîto/, Kumrovec, 7 maggio 1892 – Lubiana, 4 maggio 1980) è stato un politico jugoslavo.
Josip Broz nasce da padre croato e madre slovena nel villaggio di Kumrovec, nella Croazia asburgica. Si distingue nel servizio militare, diventando il più giovane sergente maggiore dell'esercito austro-ungarico. Dopo essere stato gravemente ferito e catturato dai russi imperiali durante la prima guerra mondiale, Josip Broz è inviato in un campo di lavoro nei Monti Urali. Partecipa quindi alla Rivoluzione d'Ottobre ed entra a far parte delle Guardie Rosse a Omsk. Al suo rientro nel Regno di Jugoslavia di recente costituzione, aderisce al Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ), di cui diviene segretario generale e più tardi Presidente del Presidio.
Durante la seconda guerra mondiale Tito guidò i partigiani jugoslavi, l'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, considerati da molti il più efficace movimento di resistenza nell'Europa occupata, che riuscirono, grazie alla loro tenacia e determinazione ed all'appoggio degli Alleati, in particolare dell'Armata Rossa e della Gran Bretagna, a respingere i nazifascisti dai territori jugoslavi occupati e a sconfiggere i rivali partigiani realisti del movimento cetnico.
Dopo la guerra, Tito è stato primo ministro (1944-63) e presidente (poi presidente a vita) (1953-80) della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia (SFRY). Dal 1943 alla sua morte nel 1980, ha mantenuto il grado di maresciallo di Jugoslavia, servendo come comandante supremo della milizia jugoslava, l'Esercito Popolare Jugoslavo (JNA).
Tito è stato l'architetto principale della seconda Jugoslavia, una federazione socialista durata dal novembre 1942 all'aprile 1992. Nonostante fosse stato uno dei fondatori del Cominform, fu anche il primo suo membro a sfidare l'egemonia sovietica e l'unica a riuscire a lasciare Cominform ed avviare un proprio programma socialista. Tito era un sostenitore di vie indipendenti al socialismo (a volte chiamato "comunismo nazionale" o titismo). Nel 1951 Tito introdusse un sistema di autogestione dei lavoratori che differenziò la Jugoslavia da altri paesi socialisti. La svolta verso un modello di socialismo di mercato ha portato un'espansione economica negli anni Cinquanta e Sessanta e un successivo declino negli anni '70. Le sue politiche interne includevano la soppressione del sentimento nazionalista e la promozione della "fraternità e unità" tra le nazioni jugoslave.
La sua presidenza è considerata dalla maggioranza degli storici come autoritaria e dittatoriale, e caratterizzata dalla repressione degli oppositori politici, benché alcuni storici lo considerino come un dittatore illuminato.
Tito è stato una figura pubblica popolare sia in Jugoslavia che all'estero, presentandosi come simbolo dell'unione tra le nazioni jugoslave tramite un culto della personalità, sia in Occidente avvalendosi del peso esercitato sugli equilibri USA-URSS dalla sua politica di stato comunista ma non filo-sovietica. Tito si guadagnò ulteriore attenzione internazionale come capo del Movimento dei Paesi Non Allineati, lavorando assieme a Jawaharlal Nehru dell'India, Gamal Abdel Nasser d'Egitto e Sukarno dell'Indonesia. Grazie ad una reputazione estremamente favorevole all'estero in entrambi i blocchi della Guerra Fredda, Josip Broz Tito ha ricevuto circa 98 decorazioni estere, tra cui la Legione d'Onore e l'Ordine del Bagno. Oltre 200 capi di stato e diplomatici parteciparono al suo funerale nel 1980.
Dopo la sua morte emersero tensioni politiche insanabili tra le repubbliche jugoslave e nel 1991-92 il paese si disintegrò in una serie di guerre, conflitti etnici e disordini (guerre jugoslave) che durarono per il resto del decennio e che continuano ad avere un forte impatto in molte delle repubbliche ex jugoslave.



Josip Broz Tito Јосип Броз Тито:
Presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia:
Durata mandato: 14 gennaio 1953 – 4 maggio 1980
Capo del governo: Petar Stambolić Mika Špiljak Mitja Ribičič Džemal Bijedić Veselin Đuranović
Predecessore: Ivan Ribar (Presidente della Presidenza dell'Assemblea popolare)
Successore: Lazar Koliševski (Presidente della Presidenza)
Primo ministro della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia:
Durata mandato: 29 novembre 1945 – 29 giugno 1963
Presidente: Ivan Ribar (fino al 1953) se stesso (dal 1953)
Predecessore: carica creata
Successore: Petar Stambolić
Segretario generale del Movimento dei Paesi Non Allineati:
Durata mandato: 1º settembre 1961 – 10 ottobre 1964
Predecessore: carica creata
Successore: Gamal Abd el-Nasser
Presidente della Lega dei Comunisti di Jugoslavia fino al 1964 Segretario generale:
Durata mandato: marzo 1939 – 4 maggio 1980
Predecessore: Milan Gorkić
Successore: Branko Mikulić
Durata mandato: maggio 1938 – marzo 1939
Durata mandato: novembre 1936 – maggio 1938
Predecessore: Milan Gorkić
Successore: se stesso
Segretario federale per la difesa nazionale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia:
Durata mandato: 7 marzo 1945 – 14 gennaio 1953
Predecessore: carica creata
Successore: Ivan Gošnjak
Capo dei partigiani jugoslavi Comandante in capo dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia:
Durata mandato: 4 luglio 1941 – 2 maggio 1945
Predecessore: carica istituita
Successore: carica istituita
Dati generali:
Partito politico: Partito Comunista dell'Unione Sovietica (1918-1920) Lega dei Comunisti di Jugoslavia (1920-1980)
Firma:
Josip Broz:
Tito a Bihać nel 1942
7 maggio 1892 – 4 maggio 1980:
Soprannome: Tito
Nato a: Kumrovec
Morto a: Lubiana
Cause della morte: cancrena
Luogo di sepoltura: Kuća Cveća
Dati militari:
Paese servito: Impero austro-ungarico Jugoslavia
Forza armata: Imperial Regio esercito Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia Armata Popolare Jugoslava
Anni di servizio: 1913-1920, 1941-1945
Grado: Maresciallo di Jugoslavia
Guerre: Prima guerra mondiale Guerra civile russa Guerra civile spagnola Fronte jugoslavo
Comandante di: Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia Armata Popolare Jugoslava (Comandante supremo)
Decorazioni: 98 decorazioni internazionali e 21 jugoslave, fra le quali: Ordine della Stella jugoslava Legione d'onore Ordine del Bagno Ordine di Lenin Ordine al Merito della Repubblica Italiana
[senza fonte]
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EVENTI: Josep Tito

Nel 1907 lascia l'ambiente rurale del paese natale per trasferirsi a Sisak, dove lavora come apprendista fabbro.

Tra il 1911 e il 1913 lavora brevemente a Kamnik (Slovenia), Cenkovo (Boemia), Monaco, e Mannheim (Germania), dove lavora alla fabbrica automobilistica della Benz.

Nel 1910 entra a far parte del Sindacato dei lavoratori metallurgici e del Partito Social-Democratico della Croazia e della Slavonia.

Nel 1935, Tito viaggia in Unione Sovietica, lavorando per un anno nella sezione Balcani del Comintern.

Nel 1934 Josip Broz diviene membro del Dipartimento Politico del Comitato Centrale del KPJ, con sede a Vienna.

Nel 1937, il segretario generale del KPJ, Milan Gorkić, è assassinato a Mosca su ordine di Stalin.

Nel 1936, il Comintern invia il compagno "Walter" (cioè Tito) in Jugoslavia per attuare una purga nel Partito Comunista di Jugoslavia.

Nel 1971 Tito fu rieletto Presidente della Jugoslavia per la sesta volta.

Nel 2004, la statua di Tito di Antun Augustinčić presso il suo luogo natale a Kumrovec venne decapitata da un'esplosione, e successivamente riparata.

Nel 1951 Tito introdusse un sistema di autogestione dei lavoratori che differenziò la Jugoslavia da altri paesi socialisti.

Il 26 giugno 1950 l'Assemblea Nazionale jugoslava approvò una legge cruciale, scritta da Tito e Milovan Gilas, sull'autogestione (samoupravljanje): un tipo indipendente di socialismo che sperimentò la condivisione dei profitti tra gli operai nelle industrie controllate dallo Stato.

Nel 2008, 2000 protestanti marciarono su piazza Maresciallo Tito a Zagabria per chiedere la restaurazione dell'antico nome di Piazza del Teatro, senza esito.

Il 3 ottobre 2011 la Corte Costituzionale della Slovenia ha dichiarato incostituzionale la nuova dedica di una strada di Lubiana a Tito, avvenuta nel 2009, dichiarando che ciò avrebbe comportato la glorificazione del regime totalitario da questi costituito e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell'uomo e della dignità umana avvenute durante il suo regime: si tratta della prima decisione in cui un organo giudiziario di uno Stato dell'ex Jugoslavia ha preso una posizione netta sulla valutazione dell'opera di Tito.

Nel 1966 Tito firmò un accordo con il Vaticano, che garantiva nuove libertà alla Chiesa Cattolica Romana di Jugoslavia, in particolare nell'insegnamento del catechismo e nell'apertura di seminari.

Dal 1943 alla sua morte nel 1980, ha mantenuto il grado di maresciallo di Jugoslavia, servendo come comandante supremo della milizia jugoslava, l'Esercito Popolare Jugoslavo (JNA).

Nel 1967, Tito offrì al leader cecoslovacco Alexander Dubček la sua disponibilità a volare a Praga, con un preavviso di sole tre ore, se Dubček avesse avuto bisogno di aiuto nell'affrontare i Sovietici.

Nel 1948, motivato dal desiderio di creare un'economia forte e indipendente, Tito, non deludendo in questo le speranze in lui riposte dagli Alleati, divenne il primo leader comunista (e il solo ad aver successo) a sfidare la leadership di Stalin nel Cominform e le sue richieste di lealtà assoluta.

Nel 1925 Tito si trasferisce a Kraljevica, località a sud di Fiume, per lavorare nel locale importante cantiere navale.

Nel 1920 partecipa a Vukovar alla fondazione del Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ), che nelle elezioni dello stesso anno si dimostra il terzo partito del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, per essere poi messo al bando dal re Alessandro I di Jugoslavia.

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