Sandro Pertini

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Sandro Pertini

La scheda: Sandro Pertini

Membro della giunta delle elezioni (26 giugno 1946 – 31 gennaio 1948)
Membro della commissione per la Costituzione (19 luglio 1946 – 25 luglio 1946)
Membro della commissione degli "undici" (19 febbraio 1947 – 19 aprile 1947)
Presidente del Gruppo PSI (8 maggio 1948 – 24 giugno 1953)
Membro della giunta delle elezioni (8 maggio 1948 – 24 giugno 1953)
Membro della terza Commissione permanente (Affari esteri e colonie) (17 giugno 1948 – 6 luglio 1948)
Membro della quarta Commissione permanente (Difesa) (7 luglio 1948 – 4 agosto 1948)
Presidente della quarta Commissione permanente (Difesa) (5 agosto 1948 – 24 giugno 1953)
Membro della Commissione speciale ddl funerali e tumulazione V.E. Orlando (3 dicembre 1952 – 5 gennaio 1953)
Membro della Commissione di vigilanza sulle condizioni dei detenuti negli stabilimenti carcerari (5 aprile 1949 – 20 ottobre 1949)
Membro del Gruppo PSI (29 giugno 1985 – 1º luglio 1987)
Membro terza Commissione permanente (Affari esteri) (9 luglio 1985 – 1º luglio 1987)
Presidente provvisorio del Senato (2 luglio 1987 – 2 luglio 1987)
Membro del Gruppo PSI (9 luglio 1987 – 24 febbraio 1990)
Membro terza Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (1º agosto 1987 – 27 settembre 1989)
Membro terza Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (27 settembre 1989 – 24 febbraio 1990)
Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990), è stato un politico, giornalista e partigiano italiano.
Fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985, secondo socialista (dopo Giuseppe Saragat) e unico esponente del PSI a ricoprire la carica.
Durante la prima guerra mondiale, Pertini combatté sul fronte dell'Isonzo, e per diversi meriti sul campo gli fu conferita una medaglia d'argento al valor militare nel 1917. Nel primo dopoguerra aderì al Partito Socialista Unitario di Filippo Turati e si distinse per la sua energica opposizione al fascismo. Perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all'esilio in Francia per evitare l'assegnazione per 5 anni al confino. Continuò la sua attività antifascista anche all'estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino.
Solo nel 1943, alla caduta del regime fascista, fu liberato. Contribuì a ricostruire il vecchio PSI fondando insieme a Pietro Nenni e Lelio Basso il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Il 10 settembre 1943 partecipò alla battaglia di Porta San Paolo nel tentativo di difendere Roma dall'occupazione tedesca. Divenne in seguito una delle personalità di primo piano della Resistenza e fu membro della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale in rappresentanza del PSIUP. A Roma fu catturato dalle SS e condannato a morte, riuscì a salvarsi evadendo dal carcere di Regina Coeli assieme a Giuseppe Saragat e ad altri cinque esponenti socialisti grazie a un intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti. Nella lotta di Resistenza fu attivo a Roma, in Toscana, Val d'Aosta e Lombardia, distinguendosi in diverse azioni che gli valsero una medaglia d'oro al valor militare. Nell'aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l'insurrezione di Milano e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e gli altri gerarchi fascisti.
Nell'Italia repubblicana fu eletto deputato all'Assemblea Costituente per i socialisti, quindi senatore nella prima legislatura e deputato in quelle successive, sempre rieletto dal 1953 al 1976. Ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di Presidente della Camera dei deputati, infine fu eletto Presidente della Repubblica Italiana l'8 luglio 1978.
Andando spesso oltre il "basso profilo" tipico del ruolo istituzionale ricoperto, il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale che gli valse una notevole popolarità, tanto da essere ricordato come il "presidente più amato dagli italiani".
Come Capo dello Stato conferì l'incarico a sei Presidenti del Consiglio: Giulio Andreotti (del quale respinse le dimissioni di cortesia presentate nel 1978), Francesco Cossiga (1979-1980), Arnaldo Forlani (1980-1981), Giovanni Spadolini (1981-1982), Amintore Fanfani (1982-1983) e Bettino Craxi (1983-1987).
Nominò cinque senatori a vita: Leo Valiani nel 1980, Eduardo De Filippo nel 1981, Camilla Ravera nel 1982 (prima donna senatrice a vita), Carlo Bo e Norberto Bobbio nel 1984, infine nominò tre Giudici della Corte costituzionale: nel 1978 Virgilio Andrioli, nel 1980 Giuseppe Ferrari e nel 1982 Giovanni Conso.
In qualità di Presidente della Repubblica nel 1979 conferì, per la prima volta dal 1945, il mandato di formare il nuovo governo a un esponente laico, il repubblicano Ugo La Malfa, incaricando quindi, con successo, nel 1981, il segretario del PRI Giovanni Spadolini (primo non democristiano ad assumere la guida del governo dal 1945), e nel 1983 il segretario del PSI Bettino Craxi (primo uomo politico socialista a essere nominato presidente del Consiglio nella storia d'Italia).
Durante e dopo il periodo presidenziale non rinnovò la tessera del PSI, al fine di presentarsi al di sopra delle parti, pur senza rinnegare il suo essere socialista. Del resto, lasciato il Quirinale al termine del suo mandato presidenziale e rientrato in Parlamento come senatore a vita di diritto, si iscrisse al Gruppo senatoriale del Partito Socialista Italiano.



Sandro Pertini:
7º Presidente della Repubblica Italiana:
Durata mandato: 9 luglio 1978 – 29 giugno 1985
Capo del governo: Giulio Andreotti Francesco Cossiga Arnaldo Forlani Giovanni Spadolini Amintore Fanfani Bettino Craxi
Predecessore: Giovanni Leone
Successore: Francesco Cossiga
Presidente della Camera dei deputati:
Durata mandato: 5 giugno 1968 – 4 luglio 1976
Predecessore: Brunetto Bucciarelli-Ducci
Successore: Pietro Ingrao
Segretario del Partito Socialista Italiano:
Durata mandato: 2 agosto 1945 - 18 dicembre 1945
Predecessore: Pietro Nenni
Successore: Rodolfo Morandi
Deputato dell'Assemblea Costituente:
Gruppo parlamentare: Socialista
Circoscrizione: CUN
Incarichi parlamentari:
Membro della giunta delle elezioni (26 giugno 1946 – 31 gennaio 1948) Membro della commissione per la Costituzione (19 luglio 1946 – 25 luglio 1946) Membro della commissione degli "undici" (19 febbraio 1947 – 19 aprile 1947)
Senatore della Repubblica Italiana Senatore a vita:
Durata mandato: 29 giugno 1985 – 24 febbraio 1990
Legislature: I, IX, X (fino al 24/02/1990)
Gruppo parlamentare: Partito Socialista Italiano
Incarichi parlamentari:
Presidente del Gruppo PSI (8 maggio 1948 – 24 giugno 1953) Membro della giunta delle elezioni (8 maggio 1948 – 24 giugno 1953) Membro della terza Commissione permanente (Affari esteri e colonie) (17 giugno 1948 – 6 luglio 1948) Membro della quarta Commissione permanente (Difesa) (7 luglio 1948 – 4 agosto 1948) Presidente della quarta Commissione permanente (Difesa) (5 agosto 1948 – 24 giugno 1953) Membro della Commissione speciale ddl funerali e tumulazione V.E. Orlando (3 dicembre 1952 – 5 gennaio 1953) Membro della Commissione di vigilanza sulle condizioni dei detenuti negli stabilimenti carcerari (5 aprile 1949 – 20 ottobre 1949) Membro del Gruppo PSI (29 giugno 1985 – 1º luglio 1987) Membro terza Commissione permanente (Affari esteri) (9 luglio 1985 – 1º luglio 1987) Presidente provvisorio del Senato (2 luglio 1987 – 2 luglio 1987) Membro del Gruppo PSI (9 luglio 1987 – 24 febbraio 1990) Membro terza Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (1º agosto 1987 – 27 settembre 1989) Membro terza Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (27 settembre 1989 – 24 febbraio 1990)
Deputato della Repubblica Italiana:
Legislature: II, III, IV, V, VI, VII (fino al 07/07/1978)
Gruppo parlamentare: PSI
Circoscrizione: Genova - Imperia - La Spezia - Savona
Incarichi parlamentari:
Presidente della Camera dei deputati (5 giugno 1968 – 25 maggio 1976)
Dati generali:
Partito politico: Partito Socialista Unitario, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito Socialista Italiano
Titolo di studio: Laurea in giurisprudenza e in scienze sociali
Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Professione: avvocato, giornalista
Firma:
Non si conosce molto dei fratelli di Pertini, tuttavia su due di essi, Giuseppe ed Eugenio, la cui vicenda si sviluppa appunto tra gli anni dell'antifascismo e della Resistenza, Sandro Pertini gettò una luce in una famosa intervista concessa ad Oriana Fallaci nel 1973. Giuseppe Pertini, detto Pippo, fratello maggiore di Sandro, fu ufficiale di carriera durante la prima guerra mondiale. Nel 1923 si iscrisse al Partito Fascista, tra i due fratelli si produsse così una frattura che si ricompose parzialmente solo nel 1925, dopo il primo arresto di Sandro. Dopo il secondo arresto, nel 1926, Giuseppe abbandonò il fascismo. Di lì a poco sarebbe morto, di infarto, a 41 anni: "di crepacuore" dirà in seguito Pertini.
Il suo scopo era quello di riorganizzare le file del partito socialista e stabilire contatti con gli altri partiti antifascisti, tra cui i democratici di "Nuova Libertà".
In contatto con gli antifascisti della "Concentrazione", visitò Novara, Torino, Genova, La Spezia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Roma, Firenze e Napoli, e alla fine, nelle relazioni inviate a Parigi, comunicò che era possibile potenziare la rete socialista. Conclusione diversa da quella pessimista di Fernando De Rosa, che aveva viaggiato attraverso la penisola prima di lui.
Si recò in seguito a Milano per progettare un attentato alla vita di Mussolini, e incontrò a questo scopo l'ingegner Vincenzo Calace che, come dichiarò in seguito, «gli confidò di essere in grado di costruire bombe a orologeria ad alto potenziale». Il progetto prevedeva di servirsi delle fognature sotto Palazzo Venezia, ma fu scartato poiché attraverso amici di Ernesto Rossi si scoprì che erano sorvegliate e protette da allarmi. Pertini tentò comunque di proseguire nel suo intento: incontrò a Roma il socialista Giuseppe Bruno per raccogliere informazioni e, una volta rientrato a Milano, fissò un incontro con Rossi. Il 14 aprile 1929 andò a Pisa per incontrarlo ma, in corso Vittorio Emanuele (attuale corso Italia), fu riconosciuto per caso da un esponente fascista di Savona, tale Icardio Saroldi, e fu quindi arrestato da un piccolo gruppo di camicie nere.
Il 30 novembre 1929 fu condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato a dieci anni e nove mesi di reclusione e a tre anni di vigilanza speciale, per aver «svolto all'estero attività tali da recare nocumento agl'interessi nazionali», nonché per «contraffazione di passaporto straniero». Durante il processo Pertini rifiutò di difendersi, non riconoscendo l'autorità di quel tribunale e considerandolo solo un'espressione di partito, esortando invece la corte a passare direttamente alla condanna già stabilita. Durante la pronuncia della sentenza si alzò gridando: «Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!».
Fu internato nel carcere dell'isola di Santo Stefano, ma dopo poco più di un anno di detenzione, il 10 dicembre 1930, fu trasferito, a causa delle precarie condizioni di salute, alla casa penale di Turi. A causare il trasferimento non fu estranea una campagna di proteste e denunce all'estero, in particolare in Francia, dopo che alcune notizie sulla sua salute erano trapelate all'esterno, grazie ad alcuni compagni di carcere comunisti.
A Turi, unico socialista recluso, condivise la cella con Athos Lisa e Giovanni Lai. Conobbe inoltre Antonio Gramsci, al quale fu stretto da grande amicizia e ammirazione intellettuale e dalla condivisione delle sofferenze della reclusione: ne divenne confidente, amico e sostenitore. Pertini stesso fu anche autore di diverse proteste e lettere finalizzate ad alleviare le condizioni carcerarie cui era sottoposto Gramsci.
Nel novembre del 1931 fu trasferito presso il sanatorio giudiziario di Pianosa ma, nonostante il trasferimento, le sue condizioni di salute non migliorarono ancora, al punto che la madre, spinta da amici e conoscenti che le descrissero il figlio in gravi condizioni di salute, presentò domanda di grazia alle autorità. Pertini, non riconoscendo l'autorità fascista e quindi il tribunale che lo aveva condannato, si dissociò pubblicamente dalla domanda di grazia con parole molto dure, sia per la madre che per il presidente del Tribunale Speciale.
Durante la sua detenzione nel carcere di Pianosa, si verificò, tra gli altri, un grave scontro tra lui e l'agente di custodia Antonio Cuttano la mattina del 1º ottobre 1932, per cui sarebbe stato condannato dalla pretura di Portoferraio, il 9 novembre 1933, alla pena di 9 mesi e 24 giorni di reclusione per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, oltre al pagamento delle spese processuali. La pena venne quindi confermata in secondo grado dal Tribunale di appello di Livorno il 16 febbraio 1934, e infine, in via definitiva, dalla seconda sezione penale della Corte di Cassazione il 30 gennaio 1935.
Nel corso della sua permanenza in carcere, Pertini intrattenne inoltre una fitta corrispondenza epistolare con la sua fidanzata dell'epoca Matilde Ferrari, oltreché con la madre Maria Muzio e il suo avvocato di fiducia Gerolamo Isetta.
Il 10 settembre 1935, dopo sei anni di prigione, venne trasferito a Ponza come confinato politico e il 20 settembre 1940, pur avendo ormai scontato la sua condanna, giudicato «elemento pericolosissimo per l'ordine nazionale», venne riassegnato al confino per altri cinque anni da trascorrere a Ventotene dove incontrò, tra gli altri, Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Ernesto Rossi, Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, Camilla Ravera e Riccardo Bauer. Durante il periodo del confino subì un altro processo per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, ma, per la prima volta da quando il fascismo era andato al potere, fu assolto dal Tribunale di Napoli, presieduto dal giudice Giuseppe Ricciulli, il 17 giugno 1937, perché il fatto non sussisteva, oltre che da altre imputazioni minori per insufficienza di prove. L'11 settembre 1941, dietro sua richiesta, fu condotto a Savona, presso le locali carceri giudiziarie, per poter riabbracciare l'anziana madre.
A Ventotene Pertini si interessò inoltre alle condizioni di salute di alcuni compagni di confino. Il 3 maggio 1942, ad esempio, inoltrò un esposto all'Ufficio confino politico del Ministero dell'Interno per lamentarsi della scarsa assistenza sanitaria prestata dalle autorità a Ernesto Bicutri, affetto da una grave forma di tubercolosi, di cui chiese inutilmente il trasferimento presso un sanatorio.
Nel 1938, gli fu dedicata la tessera del PSI, assieme a Rodolfo Morandi e a Antonio Pesenti, prigionieri anche loro nelle carceri fasciste.

Giuramento e discorso di insediamento di Sandro Pertini

https://youtu.be/-5ENG04O3pU

C’era una volta il Presidente partigiano – ricordiamo Sandro Pertini a 28 anni dalla scomparsa.

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EVENTI: Sandro Pertini

Il 14 aprile 1929 andò a Pisa per incontrarlo ma, in corso Vittorio Emanuele (attuale corso Italia), fu riconosciuto per caso da un esponente fascista di Savona, tale Icardio Saroldi, e fu quindi arrestato da un piccolo gruppo di camicie nere.

Il 30 novembre 1929 fu condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato a dieci anni e nove mesi di reclusione e a tre anni di vigilanza speciale, per aver «svolto all'estero attività tali da recare nocumento agl'interessi nazionali», nonché per «contraffazione di passaporto straniero».

Nel 1979 diede l'incarico di formare il governo (senza successo) al segretario del PSI Bettino Craxi, suscitando grande scalpore negli ambienti politici e preparando così il terreno per il primo governo a guida non democristiana della Repubblica.

Nel 1938, gli fu dedicata la tessera del PSI, assieme a Rodolfo Morandi e a Antonio Pesenti, prigionieri anche loro nelle carceri fasciste.

Nel 1995 la Fondazione Turati ha dato vita all'Associazione Nazionale "Sandro Pertini" al fine di conservare e valorizzare l'archivio e la biblioteca personale del Presidente.

Nel novembre del 1931 fu trasferito presso il sanatorio giudiziario di Pianosa ma, nonostante il trasferimento, le sue condizioni di salute non migliorarono ancora, al punto che la madre, spinta da amici e conoscenti che le descrissero il figlio in gravi condizioni di salute, presentò domanda di grazia alle autorità.

Nel 1953, alla morte di Stalin, il suo intervento, in qualità di presidente del gruppo senatoriale socialista, celebrò il capo dell'URSS:.

Il 10 settembre 1943 partecipò alla battaglia di Porta San Paolo nel tentativo di difendere Roma dall'occupazione tedesca.

Il 23 marzo 1987 fu colto da un malore durante i funerali del generale Licio Giorgieri, che era stato assassinato dalle Brigate Rosse, e fu ricoverato al Policlinico Umberto I, in quella occasione ricevette anche la visita del papa Giovanni Paolo II, al quale era legato da lunga amicizia, ma questi poté solo vederlo di sfuggita, poiché gli fu impedito dai medici, in quanto Pertini risultava sedato e non ancora fuori pericolo.

L'8 giugno 1946 Pertini sposò la giornalista e staffetta partigiana Carla Voltolina, conosciuta pochi mesi prima, a Torino, dopo il passaggio del Monte Bianco per rientrare a Milano.

Nel 1968, da poco eletto presidente della Camera, polemizzò con l'ambasciatore dell'URSS in Italia per l'invasione sovietica in Cecoslovacchia: «Sapesse che diverbio ho avuto con l’ambasciatore sovietico pei fatti di Praga! Voi ristabilite l’ordine coi carri armati, gli ho detto, proprio alla maniera dei fascisti che lo ristabilivano con le baionette.

Tra il 1923 e il 1924, entrato in contatto a Firenze con gli ambienti dell'interventismo democratico e socialista vicini a Gaetano Salvemini, ai fratelli Rosselli e a Ernesto Rossi, avrebbe preso parte, in quel periodo, alle iniziative del movimento di opposizione al fascismo "Italia Libera", al quale si sarebbe iscritto il 9 agosto 1924 presso la sezione di Savona, salvo poi iscriversi, appena 9 giorni dopo, il 18 agosto 1924, al Partito Socialista Unitario, presso la federazione di Savona, sull'onda dell'emozione e dello sdegno per il ritrovamento, due giorni prima, del cadavere di Giacomo Matteotti, che di quel partito era il Segretario.

Nel 1923 si iscrisse al Partito Fascista, tra i due fratelli si produsse così una frattura che si ricompose parzialmente solo nel 1925, dopo il primo arresto di Sandro.

Il 25 aprile 1945 fu lo stesso Pertini a proclamare alla radio lo sciopero generale insurrezionale della città:.

Nel 1948 nel corso del processo contro il colonnello delle SS Herbert Kappler per la strage delle Fosse Ardeatine, Amendola, Pertini e l'azionista Riccardo Bauer, in qualità di allora responsabili militari rispettivamente del PCI, del PSIUP e del Partito d'Azione, dichiararono che l'attentato di via Rasella era stato conforme alle «direttive di carattere generale» della giunta militare.

Il 3 giugno 1925 fu condannato a otto mesi di detenzione e al pagamento di un'ammenda per i reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa regia, ma fu assolto per l'accusa di istigazione all'odio di classe.

Il 19 novembre 1947 fu presentata un'interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia dai socialisti Gaetano Barbareschi, Vannuccio Faralli e Sandro Pertini nella quale si chiedeva quali provvedimenti si intendessero adottare contro il Procuratore Generale di Napoli Siravo, il quale, a detta dei tre esponenti socialisti, nella requisitoria del processo Basile aveva dichiarato che le leggi eccezionali contro i fascisti erano una "mostruosità" e aveva sostenuto che la magistratura del nord, nel giudicare i fascisti, aveva compiuto non opera di giustizia ma di vendetta, in quanto aveva subito interferenze estranee.

Nel 1949 alcuni familiari di vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine intentarono una causa civile per danni contro gli esecutori dell'attentato di via Rasella Rosario Bentivegna, Franco Calamandrei, Carlo Salinari, Carla Capponi, e contro Giorgio Amendola, Sandro Pertini e Riccardo Bauer, considerati, in quanto responsabili militari, rispettivamente, del Partito Comunista Italiano, del PSIUP e del Partito d'Azione, ispiratori e organizzatori dell'attentato.

Nel maggio del 1980 partecipò in veste ufficiale ai funerali di Josip Broz Tito, presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, e molti ritengono che baciò la bandiera che ne avvolgeva la bara.

Nel 1982 Ronald Reagan, all'epoca presidente degli Stati Uniti, ricevette il 25 marzo a Washington il presidente italiano e scrisse in uno dei suoi diari personali: «Oggi è arrivato Sandro Pertini.

Nel 1981, in seguito alla caduta del governo Forlani dopo lo scoppio dello scandalo della loggia massonica segreta P2, Pertini incaricò il repubblicano Giovanni Spadolini, il quale presentò il suo governo il 28 giugno 1981.

Nel 1983 diede nuovamente l'incarico di formare il governo a Craxi, che stavolta riuscì a realizzare l'intento di Pertini.

Il 4 agosto 1983 il primo governo a guida socialista si presentava al Quirinale per il giuramento.

Nel 1983, su proposta del Governo, sciolse il consiglio comunale di Limbadi in provincia di Vibo Valentia, in quanto era risultato primo degli eletti il latitante Francesco Mancuso, capo dell'omonima famiglia mafiosa.

Dal 1963 al 1968, durante la IV legislatura, svolse il mandato di vicepresidente della Camera.

Il 6 dicembre 1985 a Padova, presso la Sala dei Giganti dell'Università, gli è stato consegnato il "Premio Pedrocchi per la Poesia" per aver detto nel corso del Suo discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica, nel luglio 1978 "Si svuotino gli arsenali strumenti di morte, si riempiano i granai, strumenti di vita"[cfr.

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Pertini aspirante ufficiale del Regio Esercito alla Scuola Mitraglieri Fiat di Brescia.

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Pertini studente universitario alla facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 1920.

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Pertini nella cerimonia d’inaugurazione della bandiera degli ex combattenti a Stella nel 1921.

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Pertini studente universitario alla facoltà di Giurisprudenza di Modena nel 1922.

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1926 - Lorenzo De Bova, Filippo Turati, Carlo Rosselli, Sandro Pertini e Ferruccio Parri a Calvi in Corsica dopo la fuga in motoscafo da Savona.

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Il lago Sandro Pertini è il più grande di Roma e si nasconde tra le case

Il lago Sandro Pertini è il più grande di Roma e si nasconde tra le case

A Roma tra via di Portonaccio, via Prenestina e via di Casal Bertone c'è un lago, là dove poteva esserci un parcheggio. Nel corso dei lavori di costruzione dell'opera interrata è stata intercettata la falda acquifera e lo scavo si è riempito di acqua purissima, della fonte Bullicante. Dagli anni Novanta il lago continua a essere alimentato da questa sorgente che ora copre 10.000 mq , allora vi furono dei tentativi di deviare il flusso dell'acqua per [...]

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La storia di Sandro Pertini (XXX° parte)

Nel febbraio 1983, tra lo stupore generale visitò in ospedale il giovane Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù, in coma per essere stato colpito alla testa da un sasso mentre affiggeva dei manifesti, e che nei giorni successivi morì. Lo stesso anno sciolse il consiglio comunale di Limbadi in provincia di Vibo Valentia, in quanto era risultato primo degli eletti il latitante Francesco Mancuso, capo dell'omonima famiglia mafiosa. Tornò poi sulle [...]

La storia di Sandro Pertini (XXIII° parte)

Fu successivamente eletto alla Camera dei deputati nel 1953, e poi ancora nel 1958, 1963, 1968, 1972 e nel 1976, nel collegio Genova-Imperia-La Spezia-Savona, per divenire presidente prima della Commissione Parlamentare per gli Affari Interni e poi di quella degli Affari Costituzionali, e nel 1963 vicepresidente della Camera dei deputati. Fu tra i politici che protestarono pubblicamente riguardo alla possibilità che si tenesse il congresso del Movimento Sociale [...]

La storia di Sandro Pertini (XXIV° parte)

Politicamente fu tra coloro che non sostennero il centro-sinistra perché attraverso quell'accordo si sarebbero discriminati i comunisti, mettendo fine alla collaborazione tra i due principali partiti della sinistra. Ricostruì anzi in questa chiave (retrospettivamente, in una celebre intervista a Gianni Bisiach) le vicende del negoziato all'Arcivescovado che il CLNAI aveva tenuto con il cardinale Schuster per la fuga di Mussolini da Milano, prima del 25 aprile [...]

La storia di Sandro Pertini (XIX° parte)

In ottemperanza al decreto del CLN, ordinò inoltre la fucilazione del maresciallo Rodolfo Graziani al partigiano Corrado Bonfantini, comandante della Brigata Matteotti che lo arrestò il 28 aprile. Bonfantini si adoperò invece per salvare la vita al generale fascista, che il giorno dopo si consegnò agli alleati. Gli ultimi scontri nella città si sarebbero conclusi solo il 30 aprile. Per le sue attività durante la Resistenza, e in particolare per la difesa di [...]

Sandro Pertini visto da Manuel Franzoso e da Valdo Spini

Sandro Pertini visto da Manuel Franzoso e da Valdo Spini

Da sinistra, al tavolo, Manuele Franzoso, Valdo Spini, Mauro Ottavi e Marco Macciantelli San Lazzaro (Bologna) Domenica scorsa nel circolo culturale “Sandro Pertini” di San Lazzaro (Bologna) c’era tanta gente ad accogliere l’onorevole Valdo Spini ex parlamentare e vicesegretario del Partito socialista italiano più volte sottosegretario e ministro. Col politico toscano intervenuto per rendere onore alla mostra fotografica e documentaria che il circolo [...]

Premio Sandro Pertini, ottenuto il patrocinio nazionale

Premio Sandro Pertini, ottenuto il patrocinio nazionale

TERMOLI - Il premio Pertini promosso dalla commissione regionale anticorruzione ha ottenuto il patrocinio dell’associazione Nazionale Sandro Pertini presieduta dal professore Stefano Caretti e dal compianto professore Giuliano Vassalli. L’associazione ha dato inoltre il consenso all’uso del logo dando risonanza alla notizia a livello nazionale. “Pur non essendo termolese (vi sono nato) – ha detto il presidente di Corea Vincenzo Musacchio - sono contento [...]

La storia di Sandro Pertini (XVII° parte)

Quello stesso giorno, presso l'arcivescovado di Milano, ci fu comunque un tentativo di mediazione richiesto da Mussolini e favorito dal cardinale Ildefonso Schuster. Don Giuseppe Bicchierai, segretario dell'arcivescovo, si curò di contattare il CLNAI; alla riunione con Mussolini (con lui, tra gli altri, Rodolfo Graziani e Carlo Tiengo), nel primo pomeriggio, parteciparono inizialmente Raffaele Cadorna (comandante del Corpo volontari della libertà), Riccardo [...]

La storia di Sandro Pertini (XII° parte)

Dopo un sanguinoso attacco condotto il 10 marzo 1944 dai GAP contro una colonna fascista in via Tomacelli, gli altri partiti del CLN si congratularono con i comunisti per l'audace azione condotta nel cuore di Roma. Il successo delle azioni partigiane dei mesi precedenti portò quindi alla comune decisione di colpire nuovamente e più duramente i nazifascisti. In questo contesto, scrisse in seguito Amendola, «Pertini, che mordeva il freno e che, nel suo ben noto [...]