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La scheda: Storiella ebraica

La storiella ebraica, spesso detta jüdischer Witz o, semplicemente, Witz ("barzelletta" in tedesco e yiddish) per antonomasia, è la tipica espressione del cosiddetto umorismo ebraico. Nella molteplicità di argomenti e situazioni delle storielle ebraiche, un dato che spicca è la loro natura fortemente autoironica.
Freud, che dedicò un ben noto studio all'indagine de Il motto di spirito (1905), rilevò come non esistesse, in altre culture, una forma letteraria analoga a quella della storiella ebraica, proprio perché è raro trovare altrove un uso altrettanto sistematico dell'autoironia.
La storiella ebraica è raccontata dall'ebreo e tratta degli stereotipi che l'antisemita medio ha creato nel corso dei secoli.
La storiella ebraica è anche un insegnamento, ma non vuole rivelare nulla: parte dal nonsense e ivi finisce, solo per suggerire, evocare, far pensare.
La storiella ebraica è anche un lamento: l'ebreo litiga con Dio, lo rimprovera, ma capita anche che lo consoli, e che lo canzoni.


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storiella

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Ecco che mi tocca fare la parte del vecchio ringalluzzito che si fa abbindolare da una giovane che lo presenta agli amici come fosse suo zio. Ovviamente – pensò Adamo – stasera al bar può aspettare quanto vuole. Io fra l’altro ho da vedere un cliente, ce ne andremo a cenare “all’osteria dei passi perduti” che è a trenta chilometri da qui, e non ho nessuna intenzione di saltare quell’appuntamento per stare dietro a una giovincella.Come ha detto [...]

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Le mani spostavano i rami verdeggianti di foglie, la radura apparve cosparsa di raggi di sole. Lei era li, con le mani sui fianchi, nel suo abito lungo, che cambiava colore come l'acqua del mare quando riflette il cielo. Le si inchinò davanti e prontamente la maga le tese le mani per farla rialzare. -" Fra noi non è necessario, sei la benvenuta!"-  facendole strada la fece accomodare nella sua casa, piena di profumi e di silenzio. " Era da tanto che non [...]

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Una storiella Zen...piccola meditazione

Un asceta sedeva meditando in una caverna. Gli si avvicinò un topino e si arrampicò sul sandalo. L'asceta aprì contrariato gli occhi: "Perchè mi disturbi nella mia meditazione?" "Ho fame", si lagnò il topo. "Và via, stupido topo", lo ammonì l'asceta, "io cerco l'unione con Dio, come può venirti in mente di disturbarmi!". "Come pensi di poterti unire a Dio", chiese allora il topo, "se non sei unito neppure a me?".  

storielle

l libro strisciante 1 C’era una volta un povero serpente Che aveva solamente un dente E per sua sorte molto sfortunata Era pure con la punta arrotondata 2 C’era una volta un cobra con gli occhiali Che non aveva nemici né rivali Perché, si sa, nessuno può far male A quelli che indossano l’occhiale 3 C’era una volta una grande anaconda Che stava in guardia oppure era di ronda, diceva sempre: “di qui non passa niente” ma era cieca e non vedeva un [...]