"Via dai Savoia!" Il grido di guerra di A. Romano erede del sergente in guerra contro i Piemontesi

"Via dai Savoia!" Il grido di guerra di A.
Romano erede del sergente in guerra contro i Piemontesi VIESTE  -  Per la sua cinquecentesima conferenza il "capitano" Alessandro Romano verrà a Vieste e parlerà come sempre dei Borboni e di quel regno che per un secolo e mezzo ha garantito pace e sicurezza al Regno delle Due Sicilie.
     Una versione troppo edulcorata della storia? Per lui no.
A cinquant'anni è orgoglioso di definirsi neo-borbonico e ogni giorno, tra archivi, pubblicazioni, conferenze che ribaltano i luoghi comuni della storia savoiarda, affina le armi per infilzare tutto ciò che sa di Savoia e dintorni.
  Domani sera, sabato 8 agosto, invitato dall'associazione viestana Sentimento Meridiano, ritorna nel nostro paese.
L'appuntamento è alle 21 nell'anfiteatro di Marina Piccola.
  E ci fossero i leghisti? Tanto meglio, è un uomo abituato alle polemiche basate sui dati di fatto.
Ma a differenza dei sostenitori di Salvini, e dei bossiani di ieri, non reclama per il Sud la secessione dal resto dell'Italia.
  Il confronto tra ieri e oggi serve solo a chiedere la restituzione dell'onore ai soldati dei Borboni, vilipesi da morti e da vivi.
E soprattutto a un assetto statale e organizzativo in cui il Regno delle due Sicilie non conosceva nè l'emigrazione di massa nè l'occupazione militare in armi nè lo svuotamento e la rapina dell'apparato industriale e produttivo.
  Polemiche da nostalgici? Macchè.
Le tesi di Romano, che ha scoperto di essere il discendente di uno dei più famosi capibanda dei "briganti" - cioè dei partigiani in armi dei Borboni - si possono condividere o contestare.
La maggior parte le ignora o le deride come fenomeni di folklore fuori dalla storia.    Ma i fatti sono fatti.
E sono ostinati.
Romano li elenca.
  Noi ne aggiungiamo, fior da fiore, altre che si possono usare in questo pacifico arsenale di contestazioni civili.
   Poche settimane dopo l'annessione e la conquista del Regno di Napoli il nuovo regime aumentò le tasse sulle piastrelle di ceramica, le famose "riggiole" famose in tutto il mondo e che facevano concorrenza alle maioliche da collezione, dal 4 al 43%.
Il passaggio tra i Borboni e i Savoia portò al crollo e alla chiusura di tutto il distretto industriale delle ceramiche campane.
  E Camilleri, l'inventore del famoso commissario Montalbano? Dobbiamo a lui se un pubblico di milioni di persone oggi ha saputo che delle 1300 aziende tessili in Sicilia presenti coi Borboni un decennio dopo l'annessione ne erano rimaste in piedi pochissime.
   Appuntamento per [...]

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