'Gomorra' un percorso difficile nei meandri della camorra.

E’ andato in scena ieri 24 novembre e in replica anche stasera, al Teatro Kismet di Bari, uno degli spettacoli più attesi della stagione teatrale 2007-2008 “Gomorra”, tratto dal best seller del giovane scrittore Roberto Saviano che ha curato assieme a Mario Gelardi l’adattamento teatrale.
Lo spettacolo per l’occasione è stato preceduto da un incontro organizzato dall’Associazione “LIBERA” dove hanno partecipato personaggi “privilegiati” come alcuni familiari vittime della mafia in Puglia, Pinuccio Fazio, papà di Michele, Alessandro Tedesco , figlio di vittima della mafia, che hanno raccontato la loro esperienza e da dolori così grandi come la perdita di un figlio o di un padre, hanno preso consapevolezza di dover collaborare con le forze dell’ordine per ottenere sia un riconoscimento giuridico ma soprattutto giustizia per i loro cari.
Riportando una frase di Don Ciotti, Alessandro Tedesco ha voluto concludere “Loro sono morti, perché noi non siamo stati abbastanza vivi”.
Presente anche Don Raffaele Bruno, sacerdote in prima fila contro “le mafie”, perché se il libro Gomorra ci descrive la mafia della Campania, questa non vive e si moltiplica solo in Campania, ma la troviamo in Calabria, Sicilia e anche in Puglia, perché non parla di qualcosa distante da noi ma al contrario è qualcosa che vive in simbiosi e riesce ad esistere grazie al silenzio e all’omertà di tutti noi.
“La materia è tale che le parole servono pochissimo” interviene Michele Emiliano – sindaco di Bari – ma anche magistrato che ha lottato e lotta contro la mafia.
“E’ dura e faticosa questa strada e l’impazienza ma anche il perder tempo gioca a favore della mafia.
Bari in prima linea contro la mafia l’avrei voluto vedere tanto tempo fa, forse oggi la Puglia sarebbe stata una regione da portare ad esempio per tutte le altre - prosegue Emiliano – ma il nostro sbaglio è stato unire al nome : sacra corona unita, la parola “salentina”, distogliendoci dal reale problema che non era locale ma regionale” .
L’intervento è terminato a tarallucci e vino, non nel senso metaforico, ma reale, perché si è brindato con il vino prodotto dai vitigni confiscati alla mafia in Sicilia e con i tarallucci prodotti dai campi di grano anch’essi confiscati.
“Per il 15 marzo 2008 - dice Don Bruno – quando ci incontreremo a Bari per la “XIII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia” brinderemo con il vino di Torchiarolo (Brindisi) e cita una frase di don Tonino Bello la [...]

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