(DALLA PARTE DEGLI UOMINI) II

(DALLA PARTE DEGLI UOMINI) II Prima c'è stata la mestizia, poi l'assemblaggio, il cambiamento, lo sfinimento, una sistemazione fissa, una casa arredata, un gatto.
Ora ci sono solo vani tentativi di sfiorarsi l'anima con la punta della lingua ed una certa apprensione all' idea di morire per sbaglio con la testa schiacciata sotto un tram, come quella signora lì, e ricordare solo un crack prima del fermo-vita.
Poi ci sono quelle cene alle quali è necessario usare stoffe pruriginose, probabilmente più in imbarazzo di te nell'aderire ad un corpo insofferente, maleducato e indolenzito da ore di immobilità forzata.
E poi ci sono i tuoi capelli lunghi e lisci che si arricciano per il sudore e disegnano tentacoli sulla schiena nuda, si incollano alle labbra di chi li bacia o li spezza.
Rimane comunque il problema dell'anima, del tocco di lingua, e delle casuali vittorie a carte.
Certe notti trascorse altrove, certi sensi incantati da un bisogno di calore condiviso anche da te, certi effetti ottici/emotivi strampalati (di quando si ha l'impressione di essere in discesa anche se si è fermi in un rettilinio, di quando si è convinti di amare ma in realtà ciò che manca è un animale domestico da viziare), e considerazioni fisiche, un attestato di stima all'aurora boreale (tanto e troppo bella per essere solo plasma).
Infine quel momento- soprattutto da sbronzi- quando si riesce a mormorare, con la bocca spiaccicata sul cuscino e le parole storpiate, certe considerazioni che piombano sulle labbra finalmente senza un minimo di incertezza, come se fosse assolutamente necessario dare quel colpetto di lingua (o bere tremendamente tanto) per farle diventare suono.
Così scopro che ci sei ancora.
Per fortuna nessuno ti sente, già tutti dormono e sognano altro.

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