(Dis-)Abitudine alla lettura part. #1

Che gli italiani non leggano o leggano pochissimo è notizia vecchia.
Ma pochi conoscono le proporzioni reali del disastro.
Ne ha parlato - diffusamente - un ex-ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, in un interessante libro-intervista di recente pubblicazione: "La cultura degli italiani" (Laterza, 2004).
In esso, De Mauro, un linguista prestato alla politica, non ha fatto che divulgare i dati di una ricerca svolta nel 1999 dall'Associazione Trelle ( Long Life Learning).
Secondo questa inchiesta, più di due milioni di adulti sono analfabeti completi, quasi quindici milioni sono semianalfabeti, altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione.
Vale a dire che circa due terzi degli italiani mancherebbero delle più elementari competenze per leggere e far di conto.
A questo si deve aggiungere che un terzo delle persone che occupa posti di rilievo sociale ed economico (imprenditori, manager, dirigenti di impresa, dirigenti del pubblico impiego ed altre) non legge neanche un libro, lo dichiara tranquillamente e...spesso se ne vanta.
Questi dati suggeriscono due riflessioni, una sulla diagnosi e l'altra su una possibile terapia.
In questo articolo spenderemo qualche parola sulla diagnosi.
Sulla repulsione dei nostri connazionali verso la lettura sono stati già versati fiumi di inchiostro - evidentemente chi scrive in Italia continua a farlo senza scoraggiarsi al pensiero che molto probabilmente non ci sarà nessuno che lo legge - e, fra i motivi di questo per molti stranieri incomprensibile tratto caratteristico nostrano, vengono citate le cause più disparate: qualcuno ha puntato il dito contro il bel clima, qualcun altro accusa l'eccessiva tendenza alla "bella vita", molti - fra cui lo stesso De Mauro - parlano di biblioteche troppo scarse e troppo inaccessibili; altri mettono in croce la TV; e non manca chi fustiga il Cattolicesimo e la Controriforma, rimpiangendo che l'Italia non sia nel novero dei Paesi protestanti, ove il culto e la tradizione di lettura individuale della Bibbia avrebbero creato e sostenuto una massiccia propensione alla lettura.
...(continua)Claudio Turco

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