(Dis-)Abitudine alla lettura part. #5

Per converso, non ho mai sentito parlar male dell'italiano da stranieri.
E credo proprio sia interessante andare a vedere com'è quotato l'italiano all'estero.
Lo sapevate che l'italiano è fra le cinque lingue più studiate al mondo? Forse no.
Farà allora ancora più maraviglia apprendere che l'italiano contende allo spagnolo ed al tedesco talora il quarto, talaltra il terzo (!) posto per numero di discenti, qualche volta con successo (le tre lingue si sorpassano continuamente, ora l'una va sotto, ora l'altra, ora la terza); ormai, l'idioma nazionale è in grado di insidiare il ruolo del francese, lingua ancora gettonata ma in netto ed accertato declino; ancora, è a vantaggio della nostra lingua l'incremento annuale più alto nel numero di aspiranti: secondo alcune stime, esso sarebbe stato del 40 per cento cumulativo nei cinque anni precedenti la fine del 2002 (3) .
Tendenza più che confermata nei tre anni e mezzo successivi.
Vale a dire che, oggigiorno, il numero di persone che ha deciso di studiare l'italiano supera - proporzionalmente al numero di parlanti - il numero di persone che decidono di studiare ciascuna altra lingua, inglese compreso.
Sono dati impressionanti.
Ma rimangono in qualche modo astratti: tutti questi neofiti della lingua italiana, in fondo, noi non li vediamo e tocchiamo nella nostra vita quotidiana.
Però le sensazioni cambiano se si sta all'estero.
In modo speciale nell'ex-URSS e nell'Europa Centro-Orientale.
Dove ho letteralmente perso il conto delle persone, di tutte le età, che mi hanno chiesto consigli, grammatiche, libri, vademecum, etc.
dopo avermi annunciato...la loro decisione di studiare l'italiano.
A questo punto, non resistevo alla curiosità di chiedere loro: ma perché ? (A forza di essere esposto a certa auto-flagellazione generalizzata, anch'io finivo per soffrire di questo nostro bizzarro complesso d'inferiorità, e quasi quasi mi veniva spontanea alle labbra la curiosità: ma cosa ci trovate, nell'italiano? Vi assicuro che è possibile guarire da questa sindrome, e che conviene farlo al più presto.
Per il nostro bene.) Beh, le risposte erano variegate.
Molti rispondevano di essersi convertiti dopo un viaggio in Italia.
Altri erano stati a loro volta convertiti dai resoconti dei fortunati visitatori.
Altri ancora si occupavano di arte.
Non mancavano altre motivazioni, qualcuna anche molto originale, come quella di una ragazza russa che mi confessò di aver deciso di studiare l'italiano a 16 anni, perché si era innamorata...di Totò Cutugno.
Del resto, una percentuale [...]

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