(Fra parentesi, niente)

(Scrivo fra parentesi quando scrivo sottovoce, come ora che siedo a gambe incrociate sul tappetto del salotto, a metà di un pomeriggio la cui requie volge verso la fine.
Ho il sole alle mie spalle, che quieto e cauto mi scalda le ossa.
Non scrivo di niente, vacuo e solipsistico come solo le autobiografie sanno essere.
Ma le finestre sono aperte, soffia un vento che non è di questo inverno, e sotto le suola sento l'assordante rombo del mondo che ruota.
Non sono disconnesso dal mondo, soltanto lo guardo passare distratto dalle incombenze della mia vita quotidiana, come se non mi riguardasse. Non ne parlo mai con nessuno.Ma paiaono in tanti a prepararsi a scendere in campo e scegliere un nemico.
E intanto i secondi che ci separano dal tramonto si accartocciano su se stessi, e le persone camminano con passo affrettato, e non capisco se per non vedere o per non essere viste.
Io attraverso le strade a testa alta e con mio figlio in braccio.
Gli insegno a guardare ora a destra, ora a sinistra.
Gli insegno quel poco che so di questo mondo.Mi dicono che sono uno stupido, a crescerlo qui.Come se arrivata la notte finisse il mondo, e non ci fosse salvezza.
Ma io so che non è così.
Io che la notte l'attraverso ogni notte a passo leggero.
Io so che attraversato il mare (ah, e come se lo so) c'è un alba che nasce da un continente nuovo.
Non è, né sarà mai, la terra promessa.
Solo la spiaggia da cui salpare per attraversare un nuovo mare, una nuova notte.)Ma questi sono solo pensieri fatti fra parentesi. 

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