(TODAY) I FEEL WELL-TEMPERED

  Ai graziosi lettori di codesto elettrodiario piaccio sofferente; triste.
Meglio: piaccio loro solo se grondante dolore.
Lo vogliono veder gocciolare da ogni parola, da ogni pausa.
Lo cercano;  frugano ravanando con mani rapaci.
Più di tutto desiderano vedermi annaspare, con l’anima nuda, nel mare magno della disperazione.
Mi cercano costretta all’angolo, annichilita ed umiliata.
Spellata viva da problemi di cuore.
Solo e soltanto problemi di cuore.
Non è ammesso che rifletta su altro; che scriva d’altro.
Non è ammesso il cambio di tono o di umore.
Sono mal tollerate le variazioni di tema.
Pena la disaffezione.
A meno che… a meno che non si parli di sesso.
Allora sì… partono gli incoraggiamenti, le incitazioni, gli sproni.
Ma, in verità, cosa vogliono leggere? Cosa vogliono condividere? Cosa vogliono sapere? Vogliono forse sentirsi dire di quanto è noiosa e frustrante la monogamia? Di quante volte – sovente direi – essa si sostanzi in mero esercizio civile? Vogliono forse la conferma della loro distonia? O desiderano l’assoluzione con formula piena, riconoscendosi nell’idem disagio? La giustifica che legittimi il rompere le righe e l’ammassamento con altri corpi? Cercano il morboso, il voyeristico, il perverso, lo sporcaccione? Perché cercarlo anche qui, se lo possono trovare ovunque con estremo agio (e senza patemi di sorta)? Perché pretenderlo da me? Voglio, quindi, manlevarmi da tale responsabilità.
Sollevarmi dall’incarico.
Dimettermi da metro di paragone.
Non posso darvi consigli.
Non posso dirvi quello che vorreste sentirvi dire.
Non posso sentire quello che voi sentite.
Non ho risposte.
Non conosco le vostre domande.
Non ho risposte neppure ai miei interrogativi.
E poi sapete cosa c’è? Che non sono più così tanto triste e disperata.
Non spaccio più spleen.
Non mi alleggerisco, sporcando anche voi.
Ora la mia testa emerge dal doloroso Stige.
Si, lo so… il corpo è ancora invischiato, impantanato.
Ma ho smesso di dimenarmi, alla ricerca della riva della Salvezza.
E il dolore è divenuto (persino) tollerabile.
Piacevole, in taluni ricordi.
Siatene compiaciuti.

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