L'ignorante e il folle

L'ignorante e il folle Ancora una volta protagonista di questo urticante testo di Thomas Bernhard è il teatro, questa volta messo a nudo nella sua accezione musicale, mondo che Bernhard conosceva bene perché amava la musica: anzi avrebbe dovuto addirittura debuttarvi da ragazzo come cantante se una delle malattie che hanno costellato la sua vita non glielo avesse impedito.
Come sempre il modo in cui lo scrittore austriaco rappresenta questo mondo è paradossale, inquietante, percorso da una vena di follia comica.
A partire dai protagonisti che sono figure "pietrificate" nelle loro funzioni, da cui tuttavia anelerebbero fuggire, per incontrare finalmente la vita vera.
C'è la cantante (Ida Marinelli in una notevole interpretazione), un soprano di coloritura, famosissima in tutto il mondo per la grandezza e il virtuosismo della sua Regina della Notte nel Flauto Magico di Mozart interpretata infinite volte; un medico scienziato (che Ferdinando Bruni rende bravamente con maniacale, nevrotica iperattività di parole e di gesti) pericolosamente attratto dalle autopsie che gli permettono di rovesciare quando non di annientare gli organi dei cadaveri a partire dalla lingua per finire con il pene; il padre della cantante quasi del tutto cieco (uno stralunato, incisivo Luca Torraca) che ha ossessivamente affinato il proprio orecchio man mano che perdeva la vista, un essere attanagliato dalla paura che la figlia arrivi in ritardo per colpa della vita di fuori e che butti via, per improvvise impennate del carattere, la sua formidabile carriera.
A fare da contorno una vestiarista e una segretaria tuttofare (entrambi i personaggi li interpreta al millimetro Corinna Agustoni).
Questi personaggi si muovono al ralenti, spinti dalle loro paure, dalle loro ossessioni, dall'incalzare di avvenimenti destinati a consumarsi fra un'attesa e un'altra, fra un atto e l'altro.
La cantante, che ama e odia il personaggio crudele che le ha dato la fama, teme che il costume nel bel mezzo di un acuto le si scucia sotto le ascelle, che il sipario tagliafuoco la schiacci all'improvviso , che le manchi la voce.
Il dottore è preso nel racconto folle di un'autopsia, nell'energia demoniaca con cui racconta le sue frenetiche incursioni nei corpi umani, mentre il padre, altrettanto freneticamente, si ubriaca, invano inseguendo barlumi di luce che non è in grado di vedere.
E se il camerino della cantante in cui si svolge la prima parte della commedia ci viene presentato - nel ficcante spettacolo firmato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia - come l'immagine [...]

Leggi tutto l'articolo