PAROLE AL VENTO

Ogni periodo storico ha partorito frasi e neologismi che, inizialmente efficaci, hanno, con la loro maniacale reiterazione, progressivamente perduto il loro senso originale e spontaneo per divenire nel tempo un semplice intercalare, un meschino riempitivo a frasi e parole vuote di ogni significato.
Nel ’68 era uso comune dire: “dobbiamo portare avanti il discorso”.
La frase dava originariamente il senso dell’esigenza di spingere sempre più avanti il ragionamento che ci avrebbe dovuto portare a scardinare nella società concetti e pregiudizi ormai logori.
L’uso inflazionato di quel modo di dire, divenne col tempo un modo astuto per interrompere, senza conclusioni, un ragionamento da cui non si riusciva più ad uscire dignitosamente, per affrontare un altro tema, anch’esso destinato a restare senza soluzione.
Un esempio più recente: l’uso inconsulto e irresponsabile dell’avverbio “assolutamente”.
La prova che il termine è assolutamente (et voilà!) inutile è che deve essere necessariamente seguito da un “si” o da un “no”, altrimenti neppure l’interlocutore più esperto sarà in grado di comprendere il senso positivo o negativo dell’affermazione.
Fortunatamente il termine sta cadendo rapidamente in disuso a causa dei frequenti conati di vomito che colpiscono ormai chi lo pronuncia e chi l’ascolta.
Tuttavia, è in periodi pre-elettorali, come questo che fioriscono vere e proprie chicche dialettiche sul tipo di “mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
Una delle frasi più ricorrenti, a cui nessun politico, giornalista, pensionato, lavoratore, sindacalista, ecc.
è per ora riuscito a sfuggire è quella che riguarda la diffusa “difficoltà di arrivare a fine mese”! All’inizio, chi non è rimasto colpito, quasi commosso, dal problema sollevato così drammaticamente da queste parole? Poi, però, sono state ripetute fino alla nausea da tutte le categorie di persone apparse di volta in volta in televisione, chiamate da qualcuno o presenti per diritto divino, ed hanno perduto quella spontaneità e naturalezza iniziale, fino a diventare decisamente false e ipocrite.      Chi veramente sente sulle proprie spalle tutta la gravità del problema, dopo la lusinghiera sensazione iniziale del tipo: “finalmente qualcuno pensa a noi”, incomincia ora a dibattersi, stretto in questa morsa asfissiante di amorevole quanto sterile solidarietà tutta elettorale.
Ma c’è ancora qualche ingenuo che si chiede:  “Ma per me che riscuoto il 27 e che almeno a fine mese ci arrivo benissimo, non ci pensa nessuno?” [...]

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