Berlusconi il demiurgo

Mancano tre giorni al voto.
Mentre il Financial Times definisce "Profoundly depressing" (profondamente deprimente) un ritorno alla guida del Paese di un "altro inefficace governo" guidato dal leader Pdl, o il Wall Street Journal scrive "Ovunque i guai legali avrebbero distrutto la carriera di Berlusconi, invece potrebbe essere rieletto",  il capo comico (definito così dal quotidiano britannico Telegraph - http://www.telegraph.co.uk/opinion/main.jhtml?xml=/opinion/2008/04/09/do0907.xml) Berlusconi snocciola la futura squadra di governo: infatti dopo aver fatto i nomi dei futuri ministri Tremonti e Prestigiacomo (wow che novità!) , ora annuncia Stanca (altra assoluta novità!), già ministro dell'Innovazione (?) nel precedente governo di centro-destra (se annunciasse in toto l'esecutivo dell'era 2001/06 farebbe prima, tanto è lo stesso!).
Piuttosto Berlusconi è alle "COMICHE FINALI", come ha affermato l'ex discepolo Casini e chi ha la memoria lunga ricorderà bene che questa espressione fu già usata dal discepolo prediletto Gianfranco Fini, all'indomani dell'invenzione del cosiddetto "partito del predellino", dove seccamente affermò che "Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali.
Sia chiaro che non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi" (fonte Il Giornale 10/12/07).
Il demiurgo Berlusconi, che vuole ridisegnare a suo piacimento l'arco istituzionale, nonchè la storia della Repubblica Italiana, è in balia di un vero e proprio delirio di onnipotenza. A questo proposito pubblico un illuminante editoriale di oggi del direttore di "la Repubblica", Ezio Mauro.
NIENTE PASTICCI CON QUESTA DESTRA di Ezio Mauro L'attacco al Quirinale era previsto, ma non così presto, non con questa violenza impolitica, nemmeno con questa improvvisazione istituzionale e costituzionale.
E invece ieri Berlusconi, quasi cedendo al crescendo di frenesia che scambia per politica, ha apertamente ipotizzato che la sua vittoria alle urne possa portare addirittura all'uscita di scena del capo dello Stato Giorgio Napolitano, costretto a dimettersi per conformarsi in fretta e furia al nuovo ordine, anzi alla nuova era.
Non eravamo ancora giunti fin qui, nel punto più basso della Repubblica, dove si confondono ambizioni e istituzioni, con il demiurgo che dà gli ordini e le massime cariche dello Stato che si devono adeguare.
Il Quirinale, di cui si è misurata nei fatti in questi anni travagliati la [...]

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