>>> Un film consistente: Unbroken.

  Finalmente un Film degno di essere ritenuto tale: Unbroken, che ci fa vivere la storia a dir poco intensa di Louie Zamperini, atleta americano che durante la Grande Guerra passerà giorni terribili in un campo di prigionia giapponese.
Non mi stupisce che, diversamente dal riscontro del pubblico, questo film abbia fatto storcere il naso a larghe frange della critica: è stato sottolineato un calcare la mano con le torture e le umiliazioni verso i deportati, sino a pervenire a un’improbabile dimensione cristologica dello stesso protagonista, come nella scena in cui solleva la tavola sulla testa sfidando l’aguzzino.
E qui mi chiedo: bisogna per forza prendere tutto alla lettera? Non potrebbe essere la rappresentazione simbolica di uno schiavo che si lacera, lotta e si ribella attingendo a ogni forza recondita dentro se stesso? Per quel che mi riguarda è una storia cruda, feroce, ma tutt’altro che caricaturale e autocompiacente, che cattura l’attenzione dall’inizio alla fine facendoci soffrire assieme a Louie, bersaglio preferenziale della spietatezza del sergente Watanabe-Miyavi.
E a proposito di quest’ultimo, c’è chi ha detto che fosse fuori ruolo in quanto troppo effeminato e giovane.
Trovo invece coraggiosa e “diversa” la scelta della Jolie verso questo personaggio complesso.
Complesso come il male.
Insomma, oltre le scene di violenza e di soprusi a gogó, Unbroken è un vigoroso messaggio di repulsione contro la guerra.  Messaggio vivo di sopportazione, speranza, di Fede.

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