[Racconto breve] IL CONFINE

Il confine tra giusto e sbagliato,vero e falso,fantasia e realtà,ragione e pazzia.Leggendo un po' di Lovecraft e autori dello stesso filone ho buttato giù questo racconto breve,così tanto per sperimentare...ne arriveranno altri spero.
  IL CONFINE Mario era terrorizzato dai morti,dai fantasmi,dal buio.
Solo a sentirne parlare cominciava a guardarsi intorno come se dovesse spuntare uno spettro da un momento all’altro:la sua era una vera fobia.
Quante notti insonni aveva passato con le orecchie tese ad ascoltare ogni minimo rumore,con gli occhi chiusi a meno che non accendesse la piccola lampada blu che aveva sul comodino.
Per il resto Mario era un ragazzo normale e forse anche questa sua paura è molto più comune di quanto si immagini.
Fatto sta che il giorno del suo diciannovesimo compleanno,io e altri due amici avemmo la brillante idea di fargli uno scherzo che avrebbe ricordato per tutta la vita.
Il piano era a dir poco banale,ma meschino a dismisura.
Mario amava bere,come tutti noi d’altronde,ma il suo compleanno doveva essere innaffiato molto più degli altri giorni e,soprattutto,lui doveva ridursi molto peggio di noi essendo il festeggiato.
Poco prima di pranzo io, Salvatore,Antonio e Mario andiamo al solito bar per cominciare la giornata con un paio di aperitivi.
Aperitivi che,fermandoci ad un secondo bar,divennero quattro.
Dicevo del nostro piano comunque.
Mario doveva ubriacarsi tanto da non reggersi in piedi,a quel punto lo avremmo trascinato nel cimitero del paese poco prima della chiusura:lo ritenevamo un piano geniale.
Anche il pranzo a casa mia andò bene,la vittima bevve come non mai,accompagnato da Salvatore che si era lasciato prendere la mano.
Verso le quattro del pomeriggio,dopo un alcolico giro di tutti i bar del paese,Mario era ridotto davvero male,barcollava e a malapena riconosceva noi tre,che dal canto nostro manco brillavamo in quanto a lucidità mentale.
Senza tirarla per le lunghe comunque,non fu difficile caricarlo in macchina e scendere giù verso il cimitero,non si rendeva conto quasi di nulla.
Altrettanto facile,decisamente troppo,fu distrarre Ciccio il custode.
Ci andai io con la scusa di comprare dei lumini da mettere l’indomani sotto le lapidi dei miei cari,lumini che il custode vendeva sottobanco nella stanzetta ricavata alle spalle della sala mortuaria,proprio davanti all’ingresso.
I miei complici portarono senza troppi sforzi Mario all’interno del cimitero,giungendo in fretta alla prima delle numerose sale sotterranee raggiungibili tramite stretti scalini.
Giganti cantine [...]

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