"Il teatro si antropizza"

Già nel 1965 con il medesimo oggetto era stato fatto un film che vedeva una troupe di attori inglesi che viaggiava attraverso città e villaggi dell'India interpretando le opere di Shakespeare, con la speranza di raccogliere i soldi sufficienti a rientrare in Inghilterra.
Ora due docenti dell’Orientale di Napoli Lidia Curti ed Alessandra Marino hanno pensato di scriverci un libro con lo stesso titolo “Shakespeare in India (pagg.
274, euro 18; Editoria e spettacolo edizioni)” , che sarà presentato per iniziativa del Centro archivio per le donne della presidentessa Marina De Chiara il 31 maggio a Napoli al Palazzo Mediterraneo – Via Marina, 59 – alle ore 14.30 alla presenza delle curatrici e di Maurizio Calbi e Rossella Ciocca.
Questo libro è testimonianza del percorso ricco e variegato dell'opera shakespeariana nella cultura indiana, un incontro fecondo e persistente nel tempo, dalle forme molteplici e dagli effetti stranianti.
Compiendo una operazione di slittamento che, nel rompere la compattezza della sua identità eurocentrica, lo ha rinnovato, trasformato e riscritto in testualità artistiche complesse, teatrali, cinematografiche e digitali, la traduzione e la traslazione di Shakespeare nella cultura indiana ha avuto l'effetto di "provincializzarlo".
Da strumento di assoggettamento e della cosiddetta missione civilizzatrice dell'impero britannico, Shakespeare è diventato stimolo a ritrovare radici e storie antiche della ricca civiltà teatrale del subcontinente e spinta creativa.
La presentazione sarà accompagnata da estratti da "Cosa sono le nuvole?" (P.P.
Pasolini, da Capriccio all'italiana, 1967); Hamletmachine (Nalini Malani, 2000); In Othello (Roysten Abel, 2003); Shakespeare Wallah (James Ivory e Ismail Merchant, 1965).
Ingresso libero.

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