È MEGLIO SCRIVERE POESIE...

             L'eco è una voce che si moltiplica e cerca se stessa all'infinito.
Non è la risposta alla domanda perché è la domanda che si ripete.
Non è un dialogo ma solo una specie di magia che ci illude di essere in compagnia, di essere ascoltati, pur essendo in realtà da soli.  La metafora scelta da Nadia Consani per la sua silloge gioca appunto con tale illusione. Eco è un riflesso di carattere acustico.
Secondo Ovidio e nel mito era una ninfa chiacchierona condannata da Giunone a dovere ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o sentiva.
Quindi non riuscì più a parlare autonomamente, poteva solo riferire, rimandare, rispecchiare le parole d'altri.
E il poeta si sente spesso così: Un petalo non fa il fiore/ non fa l'albero una foglia,/ né una goccia d'acqua/ può formare un lago,/ così la mia voce/ è solo piccolezza. C'è una specie di contrappasso, secondo Nadia Consani: come se la conoscenza emotiva, la consapevolezza del profondo di sé - che trabocca di sensazioni e del bisogno di condividere - non riuscisse poi mai davvero a trovare le parole.
Come se il silenzio fosse davvero l'unica forma possibile di trasmissione, un vuoto di suono che contenga ogni potenzialità verbale.
L'eco non è comunicazione, non permette scambio, illude e in un certo senso illudendo consola.
L'emozione chiama se stessa, in un moltiplicarsi eterno di voce.
E cerca, disperata, dall'altra parte della valle, una corrispondenza.
Il poeta lo sa, sa che l'uomo è troppo spesso privato della parola, e cerca di donargliela. Eco, nel mito, è già priva della parola quando incontra Narciso e se ne innamora.
Lo ama e non può dirglielo.
In quel mutismo costretto, lentamente si spegne.
Si riduce a un sasso.
Pietra.
Rigore.
Immobilità.
In lei tutti i poeti del mondo sublimano la ricerca del dire, di arrivare agli altri per tramite del verso.
Eco è sasso nell'acqua.
In quello specchio d'acqua Narciso vede riflessa la propria immagine e se ne innamora.
Non potendo però amarsi in quell'immagine, grida disperato il proprio dolore.
E gridando dà voce ad Eco, che gli risponde in un gioco di riflessi tra l’acustica e il visivo. Nadia Consani non è Narciso e nemmeno Eco.
Lei è, coi suoi testi, quello specchio d'acqua.
La coltre trasparente che separa e unisce allo stesso tempo.
Lei racconta di emozioni quotidiane, vere, senza miti e senza filtri.
Parla di gioie, delusioni, di rabbia e sorpresa.
E lo fa in modo semplice, giocando poco con metrica e retorica.
Lo fa come quando si sta attorno a un [...]

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