“Fatti più in là”

  “Fatti più in là a a così vicino mi fai turbar”.
Era la ballata-burla che le Sorelle Bandiera cantavano, sculettando, nella sigla finale della trasmissione di Renzo Arbore "L'altra domenica".
Tanti anni fa…  “Fatti più in là a a così la testa mi fai girar”.
Sembra questa la maggiore preoccupazione quando si discute dello spostamento dell’elettrodotto o della scuola, giusto per fare solo due esempi.
Come sempre o quasi, da noi si fa fatica a discernere fra causa ed effetto e ricercare denominatori comuni e d’equilibrio, ovvero il minor dei mali su quesiti importanti.
Oppure credere, o far finta, che tutto avviene così per caso, subendo gli eventi.
 Ho sempre supposto che elementi fondamentali della pianificazione urbanistica quali sono senza alcun dubbio l’elettrodotto e una scuola, debbano essere valutate in sede di progetto generale e non sotto il profilo della contingenza e delle spinte insorgenti.
Ne va della loro rilevanza, dei condizionamenti che esso comporta (elettrodotto) e dei calcoli che ne giustificano l’esigenza e la collocazione ovviamente la più possibile baricentrica sul territorio (scuola).
Senza contare i soldi dei Cernuschesi.
L’elettrodotto fa girare la testa solo ora? E si che è radicato nel territorio fin dagli anni cinquanta.
Obbligatoriamente confermato da tutti gli strumenti urbanistici succedutisi nel tempo dato che con sé si trascina l’inedificabilità delle aree limitrofe.
Qualsiasi programma urbanistico, anche il più scalcinato, deve (o doveva) obbligatoriamente prescriverne i “rispetti” confermati dalle leggi specifiche sui grandi impianti elettrici.
Perché questo accanimento per spostarlo? Come mai è stata avvalorata-tollerata-votata la zonizzazione edilizia massiccia del comparto origine dei turbamenti attuali? C’è mai stato qualcuno che poteva-doveva imporre anche maggiori distanze dai fabbricati? Spostiamolo più in là dunque questo “caro” elettrodotto! Più in là? Ma dove? Con che tracciato se non rettilineo? Un agosto di non molti anni fa, con le acciaierie in ferie, qualche traliccio è stato improvvisamente spostato e perfino alzato, senza spendere una lira! Basta traguardare per rendersene conto.
Come mai? Lo stesso ragionamento vale, e a maggior ragione, per la scuola la cui necessità dovrebbe essere il risultato (o meno) della semplice proiezione demografica della popolazione che qualsiasi studente di architettura o di statistica è in grado di fare.
Eppure c’è qualcuno che sostiene che la scuola non serve proprio! Ma non era [...]

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