“Il Codice Da Vinci” sei anni dopo: L’Opus Dei e la strategia del limone

Sono molti e svariati i fattori in gioco, e molti di loro sono imprevisti.
Per questo è necessario avere una certa dose di coraggio, scommettere sui principi che si considerano corretti e navigare».
L'autore, Juan Manuel Mora, tra il 1991 e il 2006 ha lavorato nel dipartimento di comunicazione della prelatura, e conosce bene i termini della «navigazione» per averla vissuta in prima persona: nel libro analizza il fenomeno Dan Brown dal punto di vista quantitativo, come esperimento riuscito di «marketing virale» di enormi proporzioni, con investimenti pubblicitari e promozionali senza precedenti nel mercato editoriale, e dal punto di vista qualitativo, con aspetti che riguardano le relazioni pubbliche, il giornalismo, la responsabilità sociale d'impresa.
Come tutti sanno, infatti, più che al valore letterario o cinematografico dell'opera la fama delle avventure del professor Langdon è soprattutto dovuta alle sue tesi fantasiose sulla Chiesa e il Vangelo; tesi prive di basi storiche, come ammettono anche i detrattori  del cattolicesimo, ma tanto capillarmente diffuse - nel maggio 2006 le copie stampate  in tutto il mondo erano già a quota sessanta milioni - da condizionare l'immaginario collettivo e accreditare come reale una visione distorta del cristianesimo.
Un fenomeno che sarebbe ingenuo liquidare come un'innocua lettura da spiaggia, una fiction esplicitamente dichiarata come tale; a chi, dopo il lancio del libro, continuava a minimizzare, ripetendo «si tratta di un thriller, non un trattato di religione»  il «New York Times» obiettava: «Se è una fiction perché si apre con una pagina intitolata “Fatti”? Perché si dice che “tutte le descrizioni di arte, architettura, documenti e rituali segreti di questo romanzo rispondono al vero”?».
Dichiarare esplicitamente che si tratta solo di una «commedia degli errori» significa togliere fascino e mistero al romanzo; per questo i guru del marketing che hanno pianificato nei dettagli l'operazione hanno giocato fino all'ultimo la carta dell'ambiguità sulla fondatezza storica della vicenda, negando sempre, soprattutto l'evidenza, contando sul fatto che, come ben sapeva il ministro della propaganda del Terzo Reich Paul Joseph Goebbels, «una bugia ripetuta infinite volte diventa una mezza verità».
L'Opus Dei, che si vedeva descritta come una setta sadica e sinistra, rispose con missive preoccupate, sollecitando un incontro con gli editori prima e con i produttori del film poi, chiedendo un avviso nei titoli di testa o una nota a piè di pagina che [...]

Leggi tutto l'articolo