“Odio il cellulare di mia mamma”: il tema del bambino che fa riflettere e che tutti dovrebbero leggere

C’era una volta un bambino della Louisiana che, in un tema scolastico sulle innovazioni tecnologiche, scrisse: “Odio i telefoni, perché i miei genitori ci passano tutto il giorno.
Odio lo smartphone di mia mamma e vorrei che non lo avesse mai comprato”.
E’ accaduto in America ma poteva tranquillamente essere una storia italiana.
L’85% di noi sceglie di guardare il telefono come prima azione della mattina, viviamo costantemente connessi, spiamo gli altri, condividiamo vite-vetrina e continuiamo ad aggiornare i nostri device per averli più belli, più nuovi, più veloci.
Ci stiamo isolando senza rendercene conto, abbiamo la possibilità di raggiungere una persona in Alaska grazie a pochi clic ma a stento salutiamo il vicino di casa, siamo sempre con la testa bassa verso lo schermo, non guardiamo mai davanti a noi.
Ogni 180 secondi veniamo interrotti nella nostra vita quotidiana a causa di un messaggio, un beep, un aggiornamento, una notifica e solo la minima parte di questi sono davvero interessanti.
Il resto è solo rumore, un continuo brusio nelle nostre vite di cui potremmo fare a meno senza troppe conseguenze.
Il bambino americano lamenta l’eccessivo uso dello smartphone da parte dei genitori ma quello che c'è dietro è molto più complesso: il suo è un grido d'aiuto, un s.o.s, vorrebbe più attenzioni, vorrebbe un papà e una mamma con cui giocare e, quando li vede assorti nel loro mondo digitale, è come se trovasse una porta chiusa, un “non è il momento adatto”, un metterlo in secondo piano rispetto a nulla più di un elettrodomestico.
Il bambino non era l’unico, durante la stesura del tema sono stati infatti 4 bambini su 21 a battezzare lo smartphone come l’invenzione tecnologica più odiata.
Una cifra che fa pensare e che ci rende tutti colpevoli: la maestra ha voluto pubblicare, proprio sui social network, la foto dello scritto del piccolo per sensibilizzare i genitori a prestare più attenzione.
La descrizione della foto era corta ma pungente: “Spegnete il telefono e ascoltate i vostri bambini”.
Hanno addirittura inventato una parola, “nomofobia”, per indicare la paura di rimanere senza connessione e quindi, di perdersi un aggiornamento importante.
Buffo da dire, chissà quante occasioni perse, quanti sguardi mancati, quanti dettagli di cui non abbiamo goduto perché impegnati, costantemente, a guardare quel piccolo schermo a testa bassa.
Che dite, stasera spegniamo il telefono e giochiamo un po’?

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