“Sei stanze e un giardino” alla Galleria Civica di Desenzano, Brescia

 “Sei stanze e un giardino” alla Galleria Civica di Desenzano, Brescia                              Gigi Paracchini“Sei stanze e un giardino” è la mostra itinerante con opere di Davide Alborghetti, Pierangelo Arbosti, Emanuela Brizzi, Pinuccia Nicolosi, Luigi Paracchini e Clara Scarampella che sarà presentata alla Galleria Civica di Desenzano, Brescia.Attorno al fulcro della casa con giardino, nella dicotomia interno esterno, gli artisti hanno incentrato dipinti e sculture nella riflessione incisiva della loro creatività, ciascuno a suo modo nel luogo privato della ricerca individuale che si proietta nell’immaginario giardino comune.“ Davide Alborghetti cerca nelle fusioni in cera su impasti d’alabastro o nelle costruzioni con ferri arrugginiti e materiali leggeri quei segni che possono uscire dalla matrice portando in superficie il senso della materia vissuta al suo interno, per trasformarla in segno-gesto, presenza fragile ma carica di profondità mitiche.Pierangelo Arbosti sonda in un’interrogazione muta i tipici oggetti d’atelier e da natura morta, o frammenti di paesaggio, in uno stile di realismo freddo, di grafica netta e metallica e di cromatismo    Davide Alborghettinitido che evidenzia il rapporto di costrizione e incomprensione tra uomo e tecnica, tra corpo e macchina, tra naturalità e artificio, tra vissuto e memoria.Emanuela Brizzi crea elaborazioni digitali su carte acquerellate che vogliono squarciare – e subito riparare, tornando a nascondere – i veli e gli enigmi dell’esistenza.
Manipolazioni, alterazioni e miscele di immagini catturate sul web, distorte e immesse in un contesto di forti effetti pittorici.Pinuccia Nicolosi dissoda la tela come se fosse un terreno di lotta e di resa, in una vitalità sorda, aspra.
Il brulicare della natura è anche un impasto psichico: umanità e piante sono irretite nello stesso destino di viluppo tenace, organico, perché la vita avanza solo nella metamorfosi incessante che dissolve la forma.Luigi Paracchini traccia una partitura ritmica che costruisce e insieme tiene aperta la composizione, pronta a nuovi incontri o ad echi vaghi e fluttuanti.
Scava nelle “fenditure” dello spazio che pare farsi vago, sfuggente, evaporato, lasciando trasparire pochi segni rarefatti, come tracciassero topografie mentali e trasognate, fantasmatiche e astrali.Clara Scarampella Lombardi opera attraverso uno slittamento continuo che va dagli oggetti dissolti che si fanno presenza sensibile, visiva, a quelli presenti che si fanno reticenti fino [...]

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