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 Fessura di soleSpostare il tavolo, inseguire quel frantoio di luce,avvenirmi senza che le dita disegnino figure dai riflessi inquieti e mossi,abitare una casa e comprendere un milione di pensieriin una gabbia dalle sbarre invisibilie dalle crepe,macchie d'umido sulla pellicola cerebrale.Nemico è di sé stesso l'uomo,pallido brancica in stanze morigerate e l'accoglienza non è il suo forte, malgradoil tappetino di benvenuto e le parole che si urla da solo.Vive di croste di sale e quando la lacrima le bagna una semplicissima dieta lo rigetta all'indietro, a tempi lontani in magioni sapide.

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