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31 OTTOBRE 2006 MARTEDI’  Marsabit Ho riposato bene, anche se mi sento ancora un po’ fiacco.
Mentre ieri abbiamo visto per la prima volta a Marsabit il cielo limpido e sgombro da nubi, oggi di nuovo piove.
Al mattino seconda lezione di inglese di Elias nei locali dietro la chiesa con Jenny e Simona.
Con le ragazze abbiamo poi terminato di mettere in ordine i libri nella biblioteca dei ragazzi.
Dopo pranzo Jenny e Serena vanno con suor Ornella a visitare la scuola primaria John Asteggiano, mentre io e Simona rimaniamo in missione per riposarci e per fare bucato nella lavanderia.
E’ la prima volta che mi capita di lavare a mano camice, magliette e biancheria intima passandoci sopra un grosso sapone.
Dall’aria divertita di Simona devo essere molto buffo mentre cerco di svolgere al meglio queste operazioni.
Approfittiamo di un po’ di sole per stendere i nostri panni appena lavati.
Al ritorno delle altre ragazze con suor Betta andiamo a piedi a visitare l’ospedale di Marsabit.
Ogni reparto si trova in una costruzione indipendente e per passare da uno all’altro si deve uscire all’esterno esposti alle intemperie e al fango della stagione delle piogge.
Sembra di essere tornati indietro nel tempo a 100 anni fa: i letti sono ammassati, uno vicino all’altro senza senso della privacy; i dottori si fanno desiderare: durante la nostra visita abbiamo visto solo delle figure intermedie tra medici e infermieri; l’igiene sembra inesistente, secondo il parere di Simona e Jenny che lavorano in ambiente sanitario, anche se ovunque si avverte un forte odore di disinfettante (creolina) che al termine della visita mi lascia con un senso di nausea.
Il cibo viene distribuito dentro secchi o bacinelle.
Sembra di essere più in una stalla dove di allevano animali che in un ospedale.
Tra i pazienti incontriamo una donna affetta da A.I.D.S.
che sta sdraiata sul lettino e cerca di mangiare qualcosa prendendo con le mani il riso contenuto in un secchio.
Un’altra donna è coperta di bende perché si è ustionata nell’incendio della sua capanna.
Suor Betta ci spiega che succedono spesso questi casi alle donne mentre cucinano nella loro capanna.
Quindi ci uniamo in preghiera con parenti e amici di un uomo giovane che è molto grave.
Di un medico neanche l’ombra.
Ci dicono che per avere le medicine bisogna procurarsele da chi le ha (in genere nelle cliniche private) e, ovviamente, pagarle.
Visitiamo il reparto maternità che sembra il meno peggiore, con un’ala nuova in costruzione.
Le attrezzature sono primitive, ma il clima che [...]

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