...VitaMorte...

  Ricordo un libro di Chesterton, le avventure di un uomo vivo, in cui il protagonista andava in giro per il mondo facendo sperimentare da vicino la possibilità della morte a chi dava la vita per scontata e reinnamorandosi ogni volta della stessa donna che reincontrava in ogni suo viaggio.
Per essere uomini vivi non è sufficiente restare in vita...
ma è necessario.
Siamo gli animali che siamo e la vita ce la dobbiamo tenere stretta tutti quanti, perché è una balla che sia solo nostra, è anche un po' di tutti quelli che abbiamo trovato sulla nostra strada.
Chè poi alla fine cosa ci resta che conta se non le persone che abbiamo incontrato, le emozioni che abbiamo condiviso, i pensieri che abbiamo scambiato.
Ricordo anche una storia raccontatami una volta da un'artista, che un giorno, per liberarsi della sua vecchia vita, bruciò tutti i suoi quadri...
e si accorse che erano sopravvissuti solo quelli che aveva regalato.
Cosa passa tra la morte e la vita? E' solo una questione di 21 grammi di anima che se ne vanno chissà dove? In quei 21 grammi ci sta tutto quello che siamo stati? Forse c'è anche tutto quello che siamo stati dentro il cuore delle persone che ci hanno più o meno profondamente sfiorato...
e chi può dire quanto ci saremo impregnati gli uni degli altri: è stato il tempo trascorso insieme a fare la differenza? Non credo.
Forse allora è come per l'uomo di Chesterton, è la voglia di reinnamorarci ogni volta di nuovo e poi ancora e ancora mille e mille volte, fino ad esaurire i giorni che ci sono dati da vivere.
Dice Gibran che la gioia può trovare spazio solo riempiendo le profonde voragini scavate dal dolore, e allo stesso modo la vita e la morte sono connesse in modo talmente stretto da essere avvolte l'una dentro l'altra...
ma resta questo desiderio struggente di sapere che poi non si muore davvero, che dietro quel muro, dietro quel platano, al di là di quel tumore, o oltre le vecchie rughe di un uomo sazio di anni, si apra un giardino pieno di frutti e chiare fresche dolci acque.
Ci resta la voglia di credere, tanto nella morte quanto nell'amore, nell'isola che non c'è.
 

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