...primi pensieri durante la lunga degenza in terapia intensiva

Avevo una certa conoscenza della degenza ospedaliera per la numerosità di ricoveri in reparti di varie patologie, ma non ero mai stata ricoverata in terapia intensiva.
Era tutto nuovo per me, come nuova e inimmaginabile tutta l'esperienza "Ustione".
Nella stanza, un comodissimo e accessoriato letto, che permetteva di stare in tutte le posizioni, con un grande vantaggio per il paziente e per il personale medico e paramedico, facilitando ampiamente anche  un più immediato rilevamento dati da tutta la serie di macchine… Insomma un  monitoraggio istantaneo, dettagliato e completo.
Tutto mirava a rendere più confortevole il soggiorno del paziente, che se in condizioni di farlo, poteva usufruire dell'uso della TV.
Nessun contatto con l'esterno, tranne l'ora di ricevimento pomeridiano di amici e parenti con i quali si potevano parlare tramite un citofono, di là da un ampio vetro che consentiva il reciproco contatto visivo.
In alto a destra il compagno inseparabile: Il Crocifisso.
La Sua presenza "fisica" e spirituale è stata di riferimento continuo, una compagnia così costante che agiva nel mio profondo e si trasformava in uno stato di quiete per tutto il mio quotidiano.
Nei momenti più critici, i miei occhi lo cercavano e lo trovavano già pronto per la risposta.
Anche quando il dolore assumeva le dimensioni dell’intollerabilità, il Suo sguardo bloccava ogni tipo di lamento e la Sua azione interna mi donava tanta forza, ma così tanta, che riusciva a farmi mantenere una quiete, che certamente la mia sola reazione umana non avrebbe potuto “produrre”.

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