04.09.2007 La spalla da curare

...è spesso quella sottoposta alle maggiori sollecitazioni durante il lavoro o durante la pratica del nostro sport preferito.
“Tanto tempo fa” ci si sentiva appioppare la diagnosi di “periartrite di spalla”, una definizione molto generica che comprende una molteplicità di affezioni.
La Risonanza Magnetica non sempre è di aiuto.
Evidenziare qualche piccola struttura opacizzata dai segni del tempo, non sempre è di supporto ad una cura che mira all’ottimizzazione del funzionamento di quello che c’è, senza sofismi, senza rischi chirurgici, senza illusioni.
Di fronte al dolore acuto, normalmente, il paziente si rivolge al proprio medico di base che, di solito, prescrive antinfiammatori e antidolorifici.
Se, dopo alcuni giorni, il disturbo non migliora inizia il pellegrinaggio verso medici specialisti (più spesso ortopedici) e fisioterapisti (più o meno veri).Anche nella peggiore delle ipotesi (grossi danni alle strutture) c’è la necessità di migliorare la sintomatologia dolorosa e, di pari passo, la funzionalità della spalla.
Esistono strumenti di Diagnosi Funzionale Digitale che possono rilevare, attraverso l’analisi dell’impedenza cutanea, quale struttura è responsabile della disfunzione.
Spesso la zona colpevole non è quella dolorante, e nemmeno quella evidenziata dalla risonanza magnetica.
Tante volte si trovano lesioni, nella diagnostica per immagini, che sono relative a quadri patologici senza un particolare significato clinico, ovvero lesioni che non comportano una particolare compromissione della funzionalità.
Evidentemente incentrare l’opportunità di un intervento chirurgico sulla diagnostica per immagini (risonanza magnetica) può portare a qualche insoddisfazione per il paziente.
La Diagnosi Funzionale Digitale consiste in un percorso di valutazione e cura che può durare, mediamente, tre sedute svolte nell’arco di una settimana.
Al termine del percorso il paziente può avere un riscontro diretto alla diagnosi funzionale: il miglioramento della sintomatologia dolorosa e della funzionalità che, se risulta di almeno il 50%, è indubbiamente un buon indice di opportunità di cura.
Un approccio “funzionalista” può far ragionare il paziente in termini di rapporto costi-benefici.
Una cura appropriata prima, può far scongiurare la necessità di un intervento chirurgico, con la conseguente necessità di un lungo intervento riabilitativo dopo.
Come diceva il nonno: «curandose se riscia de star mejo».
A cura di: dott.
N.Dacomo – Fisioterapista Terapista della Riabilitazione

Leggi tutto l'articolo