120 scimmie

Centoventi scimmie, uscite da chissà dove, sono comparse un bel pomeriggio nel salotto di casa mia.
Sono entrate schiamazzando, urlando, saltando lungo le pareti, aggrappandosi ai soprammobili e facendo il gesto di buttarli dalla finestra.
Ciascuna portava con se una piccola macchina da scrivere.
Ad un certo punto, come se avessero udito un misterioso richiamo, sono corse sedute, in linee perfettamente regolari di dodici esemplari, e con gran concentrazione e nel più assoluto silenzio hanno iniziato a battere sui minuscoli tasti delle loro minuscole macchinette, senza che io potessi far nulla per evitarlo.
Per tutto il pomeriggio il mio appartamento è stato riempito dal loro incessante ticchettare regolare, senza pause, senza variazioni.
Alla fine, verso sera, quando oramai mi ero appisolato su una poltrona, di punto in bianco hanno smesso all'unisono.
Si sono alzate e senza una parola hanno marciato ordinate e compatte fuori dalla porta, ciascuna portando stretto tra le braccia il proprio strumento di lavoro.
Sento che dovrie trarre un insegnamento da questo avvenimento, forse basandomi sui vecchi proverbi, ma per quanti sforzi io faccia non me ne viene nessuno.
Che giovamento ho tratto io da tutta questa storia? Quanto è cambiata la mia vita, che vantaggi ne ho avuto a parte qualche ora di stupore e una storia che non crederà nessuno? E qual'era soprattutto lo scopo delle scimmie? Forse girano il mondo, una stanza alla volta, con il compito di creare o testimoniare od osservare chissà che cosa? E ancora: posso dire di essere stato utile al loro compito, o progetto, o qualsiasi cosa sia? Immagino che non lo scoprirò mai.
Al massimo mi limiterò a leggerlo da qualche parte.

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