13 marzo 1975: un ragazzo di 18 anni viene aggredito sotto casa. Due persone gli spappolano il cranio a colpi di chiave inglese.

&l SERGIO RAMELLI,   era un ragazzo come tanti altri, che viveva i suoi 18 anni diviso tra lo studio, la passione per il calcio, la fidanzata e...
la politica.
    LA STORIA   13 marzo 1975: un ragazzo di 18 anni viene aggredito sotto casa.
Due persone gli spappolano il cranio a colpi di chiave inglese.
Muore dopo 47 giorni di agonia.
Chi era la vittima e perché fu ucciso con tanta violenza? In che clima era maturato quell’omicidio così bestiale? E chi erano i carnefici: teppisti, killer professionisti, mafiosi? No, studenti universitari di Medicina.
Perché uccisero, allora? Forse accecati dall’ira, dalla gelosia o dalla paura? No, neppure conoscevano la loro vittima.
Colpirono solo in nome dell’odio politico.  Ci vollero dieci anni per assicurarli alla giustizia, ma oggi è finalmente possibile ricostruire tutte le tappe di quella tragica vicenda.
Come in un thriller ci si muove tra atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze dirette per scoprire che ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, che in Italia aveva - ed ha - importanti complicità, potenti connivenze e forti leve di potere.
Ecco perché questa è una storia “che fa ancora paura”.
  CHI ERA   Sergio Ramelli era un ragazzo come tanti altri, che viveva i suoi 18 anni diviso tra lo studio, la passione per il calcio, la fidanzata e...
la politica.
Frequentava l’Istituto tecnico Molinari di Milano, quando fu bollato con il marchio di “fascista” solo per aver scritto un tema in classe in cui biasimava gli omicidi delle Brigate Rosse.
Erano gli anni Settanta, gli anni in cui vigeva la barbara legge dell’ “antifascismo militante” in base alla quale chiunque non professasse idee comuniste era considerato un nemico da colpire e, possibilmente, da abbattere.
Fu così che Sergio dovette subire un “processo popolare” nella sua scuola, indifeso dai professori, dal preside, dai suoi stessi compagni.
Fu così che venne aggredito più volte ed espulso dall’Istituto senza che le autorità scolastiche, la stampa, la magistratura o la polizia si opponessero a questa che era ormai solo una delle tante, troppe violenze perpetrate dalla sinistra.
  L’AGGRESSIONE Sergio Ramelli fu costretto a cambiare scuola, ma non volle tradire i suoi amici e le sue idee continuando a frequentare il Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del MSI.
Questa sua semplice coerenza, questo suo giovanile coraggio gli valsero la condanna a morte dei “nuovi partigiani”.  Identificato, minacciato, inseguito, poi [...]

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