15ottobre2019

Io tra questi tetri cipressi penso che sia l'ora di sospendere ogni inganno,penso che sia l'ora di spiegare le vele;la stagione è nera,vivere di memorie non posso più,meglio il morso del ghiaccio che questo torpore di sonnanbulo.Cammino male e il respiro mi manca ,di giorno in giorno crescono muggiti umani ,di anno in anno non si contano più le stagioni in questo buio,qualche mano si tende ad invisibili spiragli ,un grillo in gabbia è l'ultimo traccia del tuo passaggio,infine è il tonfo:l'icredibile.Comincio a respirare altre zaffate,vortico sopra zattere di sterco,ora conosci la mia prigionia e hai imparato che non può nascere l'aquila dal topo.Senza luccichio non posso riconoscerti in questa foschia,poi il nero della notte,te n'eri andata senza parlare ma è ridicolo pensare che avessi ancora labbra,il desiderio di riaverti è un gesto d'abitudine.

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