16 - Koln Concert - Part 1

Avete un'idea precisa di quanto dura la bellezza? No, no, niente anni, siete fuori strada.
Ve lo dico io, cioè, almeno per me.
La bellezza dura circa 25 minuti.
Avete sbagliato ancora: le mie prestazioni sessuali non arrivano ad un triplo giro di lancette.
Ovviamente parliamo di quella dei secondi.
Comunque la bellezza a cui mi riferisco è quella del Koln Concert di Keith Jarret e nello specifico alla durata della prima parte.
Potrei fermarmi quì e lasciarvi all'ascolto, ma non posso.
Devo dire almeno grazie a chi mi ha fornito questa colonna sonora sulla quale ho tessuto alcuni momenti brillanti della mia creatività professionale.
Grazie a l'Amico K.
Ero convinto che gli amici arrivassero fino ad un certo punto della vita, non oltre la gioventù.
Tutto il resto del tempo ad appannaggio soltanto di rapporti di lavoro, frequentazioni più o meno assidue, ma niente di più.
E poi una sera arriva questo quì con il suo vocione, le sue utopie ed entra nella mia vita.
Parliamo di Gaber, Capossela, poi  di politica e di ecosostenibilità.
E poi ancora Fossati, De Andrè, Marco Paolini e di qualche altro che allieta i nostri giri.
E poi mi parla di un libro che la sera dopo viene a prestarmi.
Una volta finito di leggerlo lo lascio al laboratorio di mia moglie, pregandola di restituirglielo semmai lo vedesse passare.
- Ma chi? - mi chiede lei.
- Quello di quella sera, come si chiama...
non me lo ricordo.
Ah, sì, l'Amico K.
- E da allora lui è rimasto così.
E' inutile dire che poi ho imparato il suo nome, il suo doppi cognome ma per me resterà sempre con il  nome che gli avevo dato io.
Il libro che mi aveva prestato era Trilogia della città di K (da quì il nome che gli avevo dato io), un libro magnetico che divorai in tre notti.
Mi violentavo alla queattro del mattino per spegnere la luce  pensare a dormire ma due fratelli, uno l'anagramma dell'altro, un grande quaderno, una nonna crudele, una prova e un treno che può bastare, venivano a scardinare la quite notturna a i piedi del mio letto.
Il tutto coniugato con una scrittura asciutta, scheletrica.
Il corrispettivo al cinema di questo romanzo sarebbe Dogville di Lars Von Trier, forse la scenografia più scarnificata che abbia mia visto e anche la più ingormbrante, dove nessuno è mai al sicuro dagli sguardi degli altri.
E poi parlammo appunto di cinema e a entrambi era piaciuto moltissimo Caro diario.
La visita in vespa a Ostia sui luoghi del delitto Pasolini è accompagnato da un pianoforte struggente che credevo fosse di Nicola Piovani.
Poi arrivò l'Amico K con [...]

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