28 marzo: 50.000 in piazza a Roma. La rassegna stampa

«La crisi pagatela voi» Sfila la risposta al Pdl In 20 mila nella capitale contro il G14 su welfare e lavoro Tanti i precari e gli studenti.
«No al divieto di sciopero» Da Il Manifesto del 29 marzo 2009 Stefano Milani ROMA - Migliaia di facce, migliaia di storie, un unico problema comune: la crisi.
Che attanaglia la fascia «debole» del paese: lavoratori, precari, cassaintegrati, disoccupati, studenti, migranti.
C’erano loro ieri a sfilare per le strade di Roma nel corteo nazionale indetto dai tre sindacati di base Cobas, Cub e SdL contro il G14 sul welfare.
Una manifestazione per chiedere lavoro, reddito, casa e integrazione.
Diritti fondamentali per una democrazia degna di questo nome, ma siamo in Italia.
E per ribadire un secco «no» al modello di gestione della crisi economica del governo Berlusconi, per dire che «un nuovowelfare è possibile » e per lanciare una sfida alle leggi «liberticide» sullo sciopero.
«La crisi la paghino banchieri, padroni ed evasori» scandiscono dal megafono gli organizzatori mentre tutti si mettono dietro al grande striscione che apre il corteo: «Voi G14 con i responsabili della crisi; noi con i lavoratori, i disoccupati e i precari».
Sono da poco passate le 15 quando lo spezzone sindacale parte da piazza della Repubblica.
Dietro gli studenti dell’Onda, appena arrivati dalla Sapienza.
Si scende verso via Cavour, poi via dei Fori Imperiali, largo Argentina fino a piazza Navona.
In un percorso reso «off-limit» dal protocollo Alemanno sui cortei, ma ieri si è fatta un’eccezione.
Arrivano da tutta Italia: Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Abruzzo, la geografia della crisi non conosce confini.
Dagli altoparlanti del camioncino che guida i manifestanti la musica si alterna alle parole dei manifestanti.
Alle loro storie.
Storie di ordinaria disperazione.
«Sono una precaria della scuola.
Insegno a Roma,mavivo a Latina.
Ogni giorno faccio settanta chilometri ad andare e settanta a tornare.
Sono sola con due figli.
Prendo 1.100 euro al mese e a giugno sarò in mezzo ad una strada» dice Anna.
E poi c’è Luigi, 70 anni, quarantotto dei quali passati nelle ferroviere.
Ora è in pensione ma è in piazza accanto al figlio, anche lui ferroviere e con un contratto che scade tra tremesi.
Lo tira fuori dalla tasca e me lo mette davanti agli occhi: «Ho tre bimbi piccoli e un mutuo che scade tra diciotto anni, che devo fare? ».
Alle 18 il lungo corteo entra a piazza Navona, dove sul palco allestito accanto alla fontana del Bernini si fanno gli ultimi appelli e il bilancio [...]

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