3 agosto 08

    Le certezze a volte sono basate su distrazioni enormi che fanno crollare tutti i piani come un castello di sabbia.
E' proprio cosi che è cominciata la mia avventura, perdendo il volo per Budapest pensando che la partenza fosse il giorno seguente.
Chiamarmi idiota è dir poco lo so, e dopo corse inutili all'aeroporto, coda in macchina accompagnata dal mio angelo, ho optato per il treno.
PRimo treno da Conegliano fino a Monfalcone, 2 ore di attesa lottando con una cavalletta che si era affezionata alla mia valigia rossa e finalmente la partenza di notte, ultimo posto rimasto.
il viaggio procede tranquillo ed in cabina con me 2 cinesi (madre e figlio suppongo) e 2 bei ragazzi francesi.
Il treno corre nella notte calma e attraversa luoghi desolati toccando Liubjana e da Dobova (che ancora non ho idea di dove sia) iniziano i controlli delle carte di identità, passaporti e biglietti di viaggio.
Sono partita alle 23.00 da Monfalcone e ora sto per raggiungere con un'ora di ritardo una delle piu grandi stazioni dei treni che ci sono a Budapest, la mia è Keleti.
Per ora le parole che so sono Szia (ciao) e Sor (birra) e hol van (birra).
L'inglese non è mai stato il mio forte e mi sa che questa volta lo dovrò usare moltissimo per la sopravvivenza.
Missione del giorno: Arrivare a Budapest sana e salva e giungere a destinazione attraverso campi di pannocchie e prati (paesaggio alquanto simile alla zona del Brenta nel Veneto sud, se non fosse per le case che hanno il tetto un po piu appuntito).
Cosa mi aspetto di trovare? Niente per non restare delusa.
Spero solo che tutto il carico delle mie speranze di incontrare gente cordiale, farmi amicizie e imparare qualcosa da questa avventura chiamata Erasmus non vada a farsi fottere.

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