300 litri di sangue da buttare

  Dimentichiamo, da troppi anni ormai, di guardare fuori dalle nostre finestre e c'è un mondo, un intero mondo che agisce e cambia in modo vorticoso, ma ci piace di osservare il nostro ombelico, il piccolo buco chiuso e grinzoso del nostro ombelico, perché la malia dell'universo televisivo berlusconiano, il chiudersi volontario nelle 'case' o nelle 'isole' a dire le note idio/zie sul nulla delle nostre esistenze è insensato verbo mistico e cartellino di appartenenza e identità.
Se non appari o non si parla di te in televisione sei nessuno.
E poco importa se sono solo grida insensate, finte risse e parlarsi addosso che già solo al vedere gli spezzoni della selezione di 'blob' ti viene da premere 'off'.
Il Ragno Sultans - particolarmente velenoso e vorace negli ultimi mesi - ci ha imprigionato nella sua tela televisiva e siamo affetti dalla coazione a ripetere slogans di guerra, a battere grancasse e levare scudi e alte le insegne dell'esercito di appartenenza.
Perfino il contradditorio libero della Rete mostra la corda e sui forum siamo al giro di boa: o di qua o di là e si aprono le bocche delle dighe e si affoga la pianura con tutti i villaggi che ospitava.
Democrazia l'è morta e gli spasmi e le contorsioni atroci del Padrone di denari che ci vengono dalla procura di Trani sono le contorsioni del drago colpito a morte ed è necessaria la massima attenzione per i conseguenti, mortali 'colpi di coda'.
Non è più il tempo della critica lecita e riconosciuta e tollerata dai noti figuri tragici a denti stretti e sappiamo - perché ci siamo passati attraverso negli anni di piombo - che quando si dismette l'arma della critica è pressoché automatico il passaggio alla 'critica delle armi' e non sarebbe male che guardassimo con sincera preoccupazione a est, alla Thailandia, dove i drammatici colpi di colpa di un tycoon televisivo di laggiù hanno portato allo 'show down': all'imbarbarimento del civile confronto al punto da gettare in piazza oltre 300 litri di sangue dalle vene di autentici im/be/cil/li col fine di drammatizzare il confronto allo spasimo.
E tutta la simbologia delle 'camicie rosse' thailandesi è di impianto televisivo perché il rosso viene bene in tivù, ma è, nello stesso tempo, simbolica di quanto si minaccia di voler fare se non si accettano i diktat e gli ultimatum : di fare scorrere il sangue per le strade e non mi stupirei se uguale strategia fosse stata presa in considerazione a palazzo Grazioli e ci fosse un 'telefono rosso' aperto tra il nostro padrone di denari e il tycoon tailandese in esilio [...]

Leggi tutto l'articolo