36 QUAI DES ORFEVRES di Olivier Marchal

Nel linguaggio specialistico dei cinefili francesi è comunemente impiegato il termine, a noi pressoché sconosciuto, di Polar.
Questo definisce un genere particolare,  come  crasi di due parole: "poliziesco e letterario".
Un genere che ha illustri tradizioni, nel paese di origine, soprattutto nel cinema in bianco e nero dell'anteguerra e del primo dopoguerra.
Interprete più celebre, al di sopra di tutti, il mitico Jean Gabin; anche se tutti i più grandi "caratteristi" del cinema di oltralpe di ogni tempo ci si sono cimentati: da Belmondo a Alain Delon, da Eddie Constantin a Yves Montand.
Questo tipo di cinematografia ha sempre avuto, in effetti, uno strettissimo legame con la produzione letteraria, come dimostra il caso emblematico dei gialli di Simenon, con il famoso Ispettore Maigret.
Come sempre nei generi espressivi fortemente connotati, diventa quasi impossibile sfuggire a tecniche e riferimenti di maniera, con l'impiego di cliché obbligati, a tutti i livelli: di sceneggiatura, nella caratterizzazione dei personaggi, nello sviluppo del racconto e nell'impiego degli effetti speciali (per spiegarci  pensate ad esempio agli inseguimenti in macchina o alle scene di violenza dei film americani).
Il  racconto "di maniera", però,  anche se divertente per gli amatori,   tende sovente a difettare di originalità, proprio perché la struttura generale dell'opera tende a risultare voluta, artefatta e precostruita (come ad esempio succede abitualmente col cinema western americano).  Dunque diventa difficile parlarne in termini di "artisticità" o   di "estetica", ma più logicamente di "gradevolezza" o di "divertimento".
La premessa per introdurre il discorso a proposito di "36  Quai d'Orfèvres", un noir Polar apparentemente alla francese, ma invece fortemente ibridato con modalità espressive di oltreoceano.
Della tradizione transalpina il film mantiene la peculiarità dei personaggi, monumenti di francesità, come Gèrard Depardieu e Daniel Auteuil, decisamente convincenti nella difficile parte; ed ancora la pretesa di scavare nella psicologia dei personaggi, evidenziandone una certa umanità di antieroi e persone comuni (se pur con esiti abbastanza dubbi).
Mentre per il resto il film sembra sfuggire alla matrice gallica di Polar ,ibridandosi in eccesso con modalità espressive all'americana, di difficile credibilità.Surreale, ad esempio, risulta la banda dei banditi dei  furgoni, che appaiono come robots meccanizzati, paradossali per il loro agire nelle  scene di violenza (come negli album dell'Intrepido o [...]

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