40 ANNI DALLA MORTE DI PASOLINI

Siamo verso la fine del 1975 quando arriva all’improvviso la notizia della morte di Pier Paolo Pasolini; quella morte, quella barbara morte e, quel che è ancora peggio, ancora non si conosce la verità di come siano andare le cose.
Sono certo che da ora al novembre prossima saremo pieno di notizie e di rievocazioni su Pasolini e sulla sua morte; io che l’ho conosciuto, sia pure non profondamente come avrei voluto, mi anticipo e comincio a parlare di questo grande personaggio del cinema italiano; è stato anche un grande scrittore, ma per la mia passione (il cinema) è stato fondamentale.
Direi di cominciare con la “Breve vita” che gli ha dedicato suo cugino, Nico Naldini,  nel 2009 e che ha il pregio d’essere costruito con capitoli essenziali che scandiscono – spesso sulla base di testimonianze dirette – i giorni e le opere di un intellettuale certamente fuori del comune che, ancora ragazzo, con le sue poesie in dialetto friulano, aveva conquistato l’attenzione di un maestro della critica come Gianfranco Contini, che poi lo seguirà per tutta la vita.
Il primo lavoro di Pasolini che attirò la critica fu “Ragazzi di Vita”; alla critica marxista non piacque e fu solo Contini a scrivere che si trattava di “una  imperterrita dichiarazione d’amore”; ma i citati critici marxisti rimasero della stessa opinione e cominciarono a indicarlo come una sorta di “deviazionista”.
Un capitolo è dedicato all’amicizia con la Callas; i rotocalchi inventarono anche una storia d’amore tra i due, ma ovviamente questa non ci fu, anche se lei avrebbe voluto, ma Pier Paolo era di tutt’altro avviso.
Questa passione non sfociata, si svolse anche in Toscana, per la precisione a Pisa, dove Pasolini girò una certa parte di “Medea”, utilizzando la splendida Piazza dei Miracoli; e dato che il tutto era abbastanza vicino alla mia abitazione, ci sono capitato diverse volte, sempre invitato da Pier Paolo, ed ho potuto constatare questa atmosfera “particolare” che si stava instaurando tra lui a la Callas.
Una grande passione Pasolini l’ebbe invece per Ninetto Davoli, uno dei suoi attori preferiti, che però lo lasciò per sposarsi, gettandolo nella più assoluta disperazione e questa gli durerà a lungo; anzi, potrei aggiungere che la stessa non è mai stata superata da Pier Paolo.
Al “marxista” Pasolini si rimproverava di fare film che gli operai non arrivavano a comprendere (siamo nel periodo di “Porcile”, 1969); a questa accusa lui rispondeva così (l’ho sentito con i miei orecchi): devono essere [...]

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