508 - A due anni dalla rinuncia di Benedetto XVI (08.02.2015)

Il pensiero della settimana n.
508  A due anni dalla rinuncia di Benedetto XVI Riproduco con un diverso titolo l'articolo apparso su Adista in data 7 febbraio 2015      Il punto di partenza si situa l'11 febbraio 2013.
La rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI fu un atto storico e inatteso.
Esso dischiudeva la porta al ridimensionamento della centralità istituzionale e sacrale (Santo Padre) assunta dal papa.
Si tratta di un fenomeno sviluppatosi soprattutto a partire dal XIX secolo.
La perdita del potere temporale si accompagnò, infatti, all'esaltazione della figura papale.
Il Vaticano I, il concilio interrotto dalla breccia di Porta Pia, è lo stesso che proclamò il dogma dell'infallibilità del papa.
     Il tempo opportuno sembrò concretizzarsi il 13 marzo 2013 quando dalla loggia di San Pietro fu annunciata l'elezione al soglio pontificio del card.
Bergoglio.
Alla scelta inedita del nome, Francesco, si accompagnò un modo di presentarsi al popolo incentrato sul definire se stesso esclusivamente come vescovo di Roma.
Il tempo della collegialità e del ridimensionamento della centralità verticistica sembrava ormai alle porte.
     Lo stile popolare nelle parole e nei gesti di Francesco furono accompagnati dalla rottura con molti schemi propri dell'etichetta della “corte papale”.
Tutti coloro che trovavano nella prassi curiale il maggior impedimento al rinnovamento evangelico della Chiesa cattolica salutarono il visibile mutamento come un'occasione irripetibile per completare la svolta conciliare iniziatasi con il Vaticano II.
La definizione di Chiesa come popolo di Dio ritornava a essere una prospettiva concreta; addirittura era il vertice stesso a inchinarsi verso la base e a chiedere di esserne benedetto.
     Cinquant'anni sono lunghi nella vita del mondo, specie nel XX e nel XXI secolo.
L'epoca del Concilio è lontana.
Il Vaticano II è stato forse il primo esempio di un avvenimento ecclesiale di lunga durata dotato di un forte impatto giornalistico e televisivo; tuttavia i giornali e la televisione di allora sono abissalmente differenti da quelli di oggi; dal canto loro, a quel tempo, la rete e il social network erano ben lungi dal venire.
Nel Sessantotto il simbolo per eccellenza della comunicazione fu il ciclostile.
Nei successivi anni di piombo si parlava ancora di volantini.
     Perché questa apparente digressione? Perché il pontificato di papa Francesco è mediatico come nessun'altro in precedenza.
Anche il «grande comunicatore» Giovanni Paolo II, al confronto [...]

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