597- La statua della libertà (15.01.2017)

Il pensiero della settimana, n.
597 La  statua della libertà Riproduco l'ultima, breve parte del testo «Il teatro della libertà» letto all'inaugurazione del ciclo intitolato «Libertà» organizzato dall'Istituto Gramsci di Ferrara.
  Ciao, sono io Féderic Auguste Bartholdi, come stai? O caro padre, sto bene sono qui da 130 anni e non mi lamento.
Sì sei lì a rappresentare la luce della libertà che io, garibaldino, repubblicano e massone ho tanto amato.
Sono così orgoglioso di essere stato scelto dalla Francia per edificarti in ricordo dell'Indipendenza americana.
Non a caso, oltre alla fiaccola, hai anche un libro, con una data: 4 luglio 1776.
Altro che la lanterna del vecchio Diogene! La mia torcia è sempre accesa.
Liberty Enlightening the World, La libertè éclairent le monde.
Sì, via tutti gli oscurantismi, viva la libertà che illumina il mondo! Sai mio caro padre, oggi, te lo devo confessare, forse tengo di più a quanto sta sotto i miei piedi.
Che cos'è? Non ne so niente, non l'ho fatto io.
Lo so è lì solo dal 1903, ma risale a vent'anni prima.
È una poesia scritta da una giovane poetessa americana.
Si chiamava Emma Lazarus, discendeva da una ricca famiglia ebrea portoghese.
Morì quattro anni dopo, quando aveva appena 38 anni.
Me ne dispiace.
Ma cosa ha fatto di così importante? Te l'ho detto, mi ha dedicato una poesia.
Figlia mia, non ti pare strano che una poesia in tuo onore scritta da una poetessa nota in pratica solo grazia a te, ti sia più cara della fiaccola della libertà chiamata a illuminare il mondo intero? No, non mi pare strano! Anche se scritta in un linguaggio ottocentesco, la poesia parla di me, il nuovo Colosso, in termini molto attuali.
Colosso di New York non di Rodi; beh! un bel riconoscimento.
Sono soddisfatto.
Aspetta di conoscere il resto.
Emma scrisse i suoi versi avendo nel cuore un quartiere degradato della città dove alloggiavano ebrei poverissimi fuggiti dai pogrom della Russia zarista.
Mutatis mutandis, nella poesia c'è tanto che riguarda anche il nostro oggi.
Lascio la parola a Emma.
  Non come il gigante di bronzo di greca fama, che a cavalcioni da sponda a sponda stende i suoi arti conquistatori: qui, dove si infrangono le onde del nostro mare si ergerà una donna potente con la torcia in mano, la cui fiamma è un fulmine imprigionato, e avrà come  nome Madre degli Esuli.
Il faro  nella sua mano darà il benvenuto al mondo, i suoi occhi miti scruteranno quel mare che giace fra due città.
Antiche terre, – ella dirà con labbra mute – a voi la gran pompa! A [...]

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