7° Giorno

Mercoledì 16 Aprile 2008   MONESTERIO – FUENTE DE CANTOS (Llerena) (Km.
22 circa) L’Hotel Moya con la colazione mi chiede € 18 (il pattuito era € 20 senza colazione); forse il proprietario, un ragazzotto grasso e villano, si è vergognato a chiedermene di più.
L’Hotel, in ogni caso, è da dimenticare! Parto verso le 7, con il buio, tanto ho tutto il paese da attraversare in attesa che arrivi la luce ed ho un progetto per il pomeriggio.
Ovviamente il paese è lungo e srotolato lungo la carretera.
La deviazione per risalire la montagna è a sinistra, proprio alla fine del paese.
Noto che proprio qui c’ è un bellissimo hotel Leo, nuovo, ma ormai non ne ho più bisogno.
Il sentiero dapprima costeggia l’Arroyo Bodion e sono alquanto preoccupata di doverlo attraversare perché è in profondità rispetto il Cammino e per giunta con molta acqua sporca che scorre veloce.
Ma più avanti, dopo aver camminato lungo antichi muri, si attraversa il rio su un piccolo ponte di cemento (finalmente) e si risale rapidamente nella parte opposta.
Qui trovo i due Pellegrini tedeschi (marito e moglie) di ieri che saluto e che sorpasso.
E pensare che credevo, data l’ora, di essere sola! Intorno sempre recinzioni di muretti, tanti maiali e querce.
Conquistata l’altura però il paesaggio cambia.
Si cammina su un altopiano assolato: gli alberi sono scomparsi; nei prati sassi e sassi ancora.
Quando il terreno lo permette: frumento a distesa, a perdita d’occhio e qualche allevamento di pecore che brucano tranquille nei loro recinti di chilometri.
Al solito molti cancelli da aprire e da richiudere (non comodissimo con lo zaino).
Le solite enormi pozzanghere da guadare, qualche arroyos, quasi secco ed uno per fortuna con alcuni sassi, sebbene traballanti (occhio all’equilibrio).
Superata una curva e prima della ripida discesa appare, come ieri, una visione: Fuente de Cantos, ma è solo un fantastico miraggio perché appare lì vicino, a 1 o 2 chilometri, ma mi ci vorranno ancora 2 ore di cammino prima di arrivare.
Mano a mano che ti avvicini sembra che il paese si allontani.
E su e giù per ripidi e verdi pendii, per le molte colline che sembrano d’argento, senza che nulla succeda.
Sembra che il paese si sposti più in là ogni volta che lo guardi, che si immerga ogni volta in nuovi scenari in questi spazi smisurati e sonnacchiosi.
Incontro e supero anche l’aristocratico Kurt di ieri che si è seduto su un sasso a fumare la pipa e ad ammirare il panorama.
Non so dargli torto: il paesaggio è magnifico così esteso e [...]

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