8 e mezzo

  Guido è un regista, quarantenne, un po' stanco.
Tutto ciò che lo riguarda è stanco: il rapporto con la moglie, col suo produttore, con gli amici, persino con l'amante.
Naturalmente l'ispirazione si è fatta sottile, le idee sono rare e astratte, la pigrizia avanza.
Ha fatto costruire un'immensa e costosa impalcatura che forse servirà per un film di fantasia, forse.
Infatti lo stesso Guido non sa perché l'abbia fatta costruire.
Intorno a lui si muovono tutti i "fenomeni" del cinema: tecnici che urlano, amanti di produttori, velleitari che propongono sceneggiature, anziane attrici che aspirano a un ultimo colpo di coda.
Guido rincorre idea dopo idea, tutte scialbe e abbandonate.
Un critico di cinema dal linguaggio inverosimilmente ermetico gli smonta una per una tutte le iniziative.
Cerca un po' d'aiuto in un alto prelato, che in risposta alle sue angosce gli parla di cardellini.
Per fortuna la sua fantasia può correre liberamente nel passato, nell'età dell'adolescenza, nella sua prima terra ai tempi della scuola e delle prime sensazioni.
I timori, i misteri, le curiosità, le prime eccitanti trasgressioni.
Gli episodi reali e quelli della memoria si alternano in una vetrina di caratteri che davvero non si possono dimenticare: il papà nel sogno, l'amico con l'amante giovane, la maga che gli legge nel pensiero la formula "Asa nisi masa".
Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che gli girano intorno: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Otto e mezzo è da molti ritenuto la più alta espressione di Fellini, più ancora della Dolce vita.
Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati.
Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto.
Tutto incredibilmente nella sua "prima persona", come una sorta di paradiso e inferno efficacissimi, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttaniere e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale.
Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini.
Premio Oscar.

Leggi tutto l'articolo