A "mastru" Tino

 "Como chi sese in sa lughe,manda cunfortu a nois addolorados" di Piero Murineddu "Ora che sei nella luce, manda conforto a noi addolorati".  E' questo uno dei necrologi apparsi quel mesto 24 novembre del 2014 sulle pagine del quotidiano locale, alcuni dei quali richiamavano il sorriso che ha accompagnato molti giorni della vita di Tino Pazzola, trovatosi per un intero anno a lottare tenacemente contro la malattia.
Una malattia che non gli ha dato tregua, ma che  non è riuscita a sfiancare completamente la sua volontà di guarigione e di poter riprendere a contare nuovi giorni, insieme a sua moglie Maria Giovanna, al figlio Luca, ai familiari e alle tante persone che gli volevano bene.
In quel lunedì pomeriggio ci siamo ritrovati in tantissimi ad omaggiarlo durante il suo funerale.
All'interno della chiesa parrocchiale di Sennori eravamo stretti nei banchi e sopratutto in piedi.  Per molti, durante la Messa, le parole del sacerdote sono riuscite a trasformare quell'incontenibile carica emotiva in fiduciosa speranza.
Anche la bellezza dei canti eseguiti hanno dato  un valido contributo in questo, oltre che accomunare in una partecipazione attiva i sentimenti di ciascuno.
Inaspettatamente, al momento della "Preghiera dei fedeli", uno dei familiari al microfono è riuscito a superare l'emozione e la commozione, raccontando alcuni particolari vissuti insieme a Tino nelle sue ultime ore, e leggendo i seguenti versi a lui dedicati:   A “mastru” Tino                                                     di Michele Soggia Tinareddu sad' fattu unu biazzu dae Sennaru sou a Campidanu si l'ad' gherrada cun grande coraggiu cun sa muzzere tenzende sa manu Cun aquilones, canoas e mutores seste appentadu cun grande passione sempre allegru, cantende cantones, farrazzinende cun prezisione Isse palitta, pinaccu o carburatore, faghied' sa cosa cun attenzione, ponzebi briu, impignu e amore Poi sa currida est andada male in sa corsias de s'ispidale Ancora pizzinnu s'est postu a bolare Forsi su chelu cheriad' toccare Chentu pizzones si pesan in bolu Tino, da igue dacche cossolu As'affrontadu milli leones bolas in altu chei s'aquilone Cussu ciclista t'ad' nadu “anda pianu” e tue pius in altu bolas lontanu Ciao mastru Ti' Miali Sozza Casteddu 22 de Sant'Andria 2014            

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