A Beautiful Mind

     Ron Howard si conferma un regista dotato di ottima tecnica e con la rara capacità di spettacolarizzare la vicenda senza esagerare con gli effetti speciali, piegando le nuove tecnologie alle esigenze puramente drammaturgiche.
In un film come questo, questa sua caratteristica aiuta molto lo spettatore a rimanere concentrato sulla vicenda, o a notare altri perticolari, come la recizione, a dire il vero un po' di maniera, di Russell Crowe.
        John Nash è un genio della matematica.
Sembra un tipo scostante, eccentrico, ma è solo timido, insicuro.
John Nash è schizofrenico.
Questo non gli impedisce, dato che è un genio, di insegnare a Princeton e di lavorare per il Governo.
Il suo compito è quello di riconoscere e decrittare i codici segreti utilizzati dai "rossi" (siamo in piena guerra fredda), persino la sua relazione con la bella Alicia, sua ex-studentessa che finisce per diventare sua moglie, è secondaria rispetto al suo lavoro di spia.
Fino a quando Nash non viene internato in ospedale psichiatrico.
    La storia di John Nash è una vicenda che colpisce al cuore, a maggior ragione per il fatto di essere vera, così com'era successo alla Susanna Kaysen di "Ragazze Interrotte".
Rispetto alla vicenda reale, il film si concede qualche taglio e qualche edulcorazione che comunque non disturbano affatto, e qualche romanticheria francamente di troppo (la scena delle forme cercate nelle stelle avrebbe meritato di rimanere sul pavimento della sala montaggio).
Ma se l'efficacia narrativa insita nello stile di Howard (notevole la vividezza delle allucinazioni del protagonista, ad esempio) e la carica emotiva della storia in sé sono i punti forti del film, la poca chiarezza, forse il poco tempo scenico, del periodo più importante della cura medica del protagonista ne rappresenta il punto debole.
Se infatti Alicia, la moglie di Nash, è descritta nel press-book come la vera eroina della vicenda, non abbandonando mai il marito e anzi finendo per esserne l'unica ragione di vita, nel film questo aspetto non viene assolutamente fuori: non è grazie all'amore e al sostegno della moglie, infatti, che il John Nash del film vince la schizofrenia (o meglio: impara a conviverci), ma è attraverso la completa dedicaione al suo lavoro, ai numeri, a quella complessa scienza che è la matematica.
    È proprio capace di tutto l’australiano Russell Crowe.
E dicono che si è ormai collocato saldamente nella parte alta della top list delle star hollywoodiane per merito distinto.
Perché l’ombroso attore con aspirazioni [...]

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