A PROPOSITO DELL'ORNITORINCO...

"E così l'Ornitorinco, per quanto abbia cercato di allontanarsi dalla tribù degli Uccelli, si ricorda sempre che sua moglie depone le uova e ha ancora il becco d'uccello o d'anatra.
Ha cercato in tutti i modi di separare se stesso e la sua famiglia dagli Uccelli.
E' riuscito a sbarazzarsi delle penne che l'Emù gli rammenta, le penne che tanto tempo fa indossava, e ha tentato di spezzare il suo legame con gli Animali.
Ma ha fallito anche in questo.
Appartiene ancora alla tribù dell'Opossum Canguro.
Sta facendo uno sforzo disperato per mettere una distanza tra sè e il gentile Canguro, che lo guarda con compassione.
Più intensi sono i suoi tentativi, più diventa difficile.
Allora smette di provare, e si accontenta di non essere nè Uccello, nè Rettile, nè Canguro, ma solo un Ornitorinco.
Non cerca più la compagnia delle famiglie degli Animali, degli Uccelli o dei Rettili, ma vive contento con la moglie nei fiumi e nelle pozze.
Si rivolge al Dio del Cibo con le sue canzoni: Dammi i bruchi, dammene un fiume, Fammi del pane di seme di Nardoo, Fallo ogni volta che sorge il sole; Io, nell'oscurità della notte, Raccoglierò il cibo che getterai in acqua, Perchè nel giorno mi nascondo, timoroso che qualcuno evochi Tuono, Fulmini e Pioggia" da "Il paradosso dell'ornitorinco" di Ann Moyal

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