A Venezia una sfida robotica

Se non siete mai stati a Venezia andateci, le sensazioni che questa città può dare sono veramente uniche, ma fatelo poco dopo l’alba in una serena mattina invernale, non tanto per fuggire alla confusione provocata dai turisti, quanto per godersi l’impagabile incanto che offre la leggera nebbia che lentamente si dirada per lasciare spazio ai deboli raggi del sole brumale.
Ogni caletta, qualsiasi piazzetta si rivestirà di un significato unico, d’un incanto che vi farà sentire di essere in una città unica nella storia e nel mondo.
Venezia ha tre nemici, il mare che si riversa in laguna col fenomeno dell’acqua alta, lo sciabordio provocato dai mezzi acquatici, ed il più subdolo di cui nessuno parla, l’inquinamento.
A salvare Venezia dall'acqua alta forse interverrà il famoso progetto Mose, per i motoscafi si dovrà attendere la buona volontà degli amministratori, per quanto riguarda l’inquinamento, invece, ci sta pensando l’ENEA in collaborazione con l’Università di Roma di Tor Vergata.
Venus è il progetto comune messo a punto dai due enti per Venezia e consiste nel realizzare una rete di droni sottomarini, una sorta di sciame di pesci robotici, che permetterà di tenere sotto controllo l’intera laguna veneta.
I robot comportandosi come nodi di una rete di comunicazione sottomarina scambieranno tra loro le informazioni utilizzando un sistema wireless che utilizza luce e suono.
La luce, quella laser, sarà utilizzata nel caso di limpidezza delle acque e consentirà di aumentare il raggio d’azione del sistema che nel caso di acque torbide utilizzerà il meno efficiente sistema sonoro pur garantendo la stessa efficacia.
La scopo è monitorare l’intero fondale e la superficie della laguna segnalando ad un centro di controllo tutte le anomalie riguardanti le condotte sottomarine, siano esse di gas, petrolio o fognarie, l’ispezione delle coste e la segnalazione di eventuali anomalie contenute nell'acqua.
Una mole di dati importanti che potrebbero trovare impiego oltre che nell'area lacustre anche in tutti quegli ambiti che richiedono la salvaguardia ambientale.
Da Venezia arriva così l'ennesima prova della capacità e della vivacità della ricerca targata "Made in Italy", un sistema fatto da grandi volontà e da pochi fondi.
Un sistema quello scientifico italiano sbeffeggiato dalla politica italiana che gli dedica, è il caso di dirlo come il poeta Trilussa, "quattro baiocchi" e che non lascia trasparire miglioramenti nella prossima legge di stabilità.

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